Quanto è alta una piramide? Il teorema del pappagallo di Denis Guedj

“Il rapporto tra me è la mia ombra è uguale a quello tra la piramide e la sua. Se ne può dedurre che, nell’attimo in cui la mia ombra sarà uguale alla mia statura, l’ombra della piramide sarà uguale alla sua altezza!” Eccola, l’idea tanto cercata. Tuttavia doveva ancora metterla in atto. Talete non poteva compiere quell’operazione da solo: occorreva essere in due. Il fellah accettò di aiutarlo.

Forse tutto questo non è avvenuto realmente. Ma come si fa a saperlo?

L’indomani all’alba, il fellah si diresse verso il monumento, sedendosi all’ombra immensa della piramide. Talete tracciò sulla sabbia un cerchio col raggio uguale alla sua altezza, si pose al centro e si tenne ben dritto, poi concentrò lo sguardo sull’estremità della sua ombra. Quando questa sfiorò la circonferenza, vale a dire quando la lunghezza dell’ombra fu uguale alla sua statura, lanciò il grido stabilito come segnale. Il fellah, che stava appostato, piantò subito un piolo nel punto in cui arrivava l’estremità dell’ombra della piramide, e Talete corse verso il piolo.

Insieme, senza scambiarsi una parola, con l’aiuto della corda ben tesa, misurarono la distanza che separava il piolo dalla base della piramide. Quando ebbero calcolato la lunghezza dell’ombra, ebbero l’altezza della piramide. […]

La verticale mi è inaccessibile? All’ora la raggiungerò grazie all’orizzontale. Non posso misurare l’altezza perché si perde nel cielo? Allora misurerò la sua ombra schiacciata al suolo.

Misurare il grande per mezzo del piccolo.
Misurare l’inaccessibile grazie all’accessibile.
Misurare il lontano grazie al vicino.
La matematica non è che uno stratagemma dello spirito.

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Un uso qualunque di te di Sara Rattaro

Il futuro lo puoi pianificare, prevedere, anticipare. Ma quando arriva ti prende sempre alla sprovvista.


Carlo era come un fascio di luce che, attraversando un prisma, si scompone nei colori dell’arcobaleno, era uno sguardo sereno, una mano tesa, il profumo di caffè la domenica mattina, un sorriso avvolgente.


Quando una persona ti attraversa l’anima, una parte di te si sbriciola, peccato sia la parte su cui hai sempre contato.


Come se si fosse svegliato in un luogo sconosciuto e non sapesse tornare a casa.


Le cose finiscono. Ogni giorno e notte, l’estate come l’inverno, un bacio e l’amore, il vino durante una cena, la lavapiatti dopo il risciacquo, la benzina anche se hai fatto il pieno, la scorta di legno e di provviste, le terapie e un buon libro, la pausa caffè e la coda al botteghino, un racconto e un brutto sogno. Le calze finoscono nel cassetto e gli abiti nell’armadio. L’auto in garage. Le lettere nella cassetta. I colpevoli in prigione. La scuola finisce quando suona la campanella. Finiscono le guerre, le malattie, gli esami e lo zucchero. La musica se sollevi le dita dai tasti di un pianoforte. Tutto finisce, forse anche il mondo un giorno.


Abbi cura del tuo aspetto e conditi sempre la tua età, lo capirai un giorno quanto erano importanti. Lasciati fotografare, tutte le volte che puoi. Sorridi e se hai paura balla e canta a squarciagola. Ti aiuterà.
Prenditi tempo per te stessa, rifletti chiusa nella tua stanza e leggi ogni cosa, non importa da dove arriva, sarà sempre un’occasione da cogliere.
Non preoccuparti troppo del domani, i veri problemi saranno quelli che meno ti saresti aspettata di dover risolvere e non essere crudele con gli altri, anche quando sarai molto arrabbiata e tutto ti sembrerà impossibile. Pensa alle tante cose che hai e non a quel poco che ti manca e fai sempre tesoro dei complimenti che ricevi perché con il tempo diminuiranno. Ragiona con la tua testa e con quello che hai imparato, non farti confondere dagli altri.


Sii paziente più che puoi, sarà sempre la scelta migliore. Fai tante domande, ma non aspettarti sempre delle risposte, quelle ti arriveranno al momento giusto e capirai che prima ti sarebbero state utili come un libro scritto in una lingua che non conosci.


Il dolore è strano. Si manifesta all’improvviso e puoi solo aspettare che scompaia da sé. Non ci sono soluzioni né risposte. Bisogna fare un respiro profondo e aspettare.

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Un uso qualunque di te di Sara Rattaro

 

Chocolat di Joanne Harris

Chocolat è una storia che parla di Cioccolata o meglio di una donna, che fa la cioccolata, di sua figlia e di un coniglio.

Tutti e tre, si trasferiscono in una piccola cittadina francese. Scappano da qualcosa o da qualcuno e mentre fuggono decidono di fermarsi. Proprio in questa cittadina, piccola e poco conosciuta, Vianne apre la sua cioccolateria.

Per gli abitanti del posto non è facile accettare l’arrivo di questa straniera. Il paese ha una mentalità molto chiusa, e le persone sono dedite al lavoro, alla famiglia e alla chiesa. Per molti di loro anche solo prendere in considerazione l’idea di soddisfare il proprio palato con il cioccolato è sinonimo di peccato e, ad ingigantire il tutto è il prete di paese.

Con questo libro ho avuto un po’ di problemi, ci sono molte cose che non ho capito o che non sono state spiegate bene. C’è sempre un alone di mistero incomprensibile. Il parrocco di tanto in tanto ha delle conversazioni con qualcuno, che si trova in un letto ma che non interviene mai nelle conversazioni come se fosse vegetale o morente e Vianne nasconde dei segreti sul suo passato che non vengono resi noti.

Fortunatamente, quello che rende questo libro particolare, è il contorno sociale. Un paese che vive costantemente con la paura della novità. Mentre Vianne è libera di aprire la sua cioccolateria in tempo di quaresima, libera di invitare gli zingari a casa sua. Alcuni la additano come una strega, altri iniziano ad imitarla, a volerla conoscere.

Quello che mi piace di questa autrice è il fatto che riesce a parlare di realtà ma inserendo un alone di mistero e magia che la fa sembrare una fiaba raccontata nella notte di Natale. Vianne, infatti, sembra avere delle capacità magiche per scegliere, ad esempio, la cioccolata più adatta per i suoi ospiti e riesce a trovare sempre quella perfetta.

Che dire, in conclusione, le aspettative su questo libro erano molto alte e non sono state pienamente soddisfatte. Credo che per curiosità presto guarderò il film, così per chiarirmi le idee su alcuni punti oscuri del libro.

Se lo avete letto, sono curiosa di sapere cosa ne pensate! Alla prossima! 😉 :*

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I fiori non hanno paura del temporale di Bianca Rita Cataldi

Bologna, è bastato il nome di una città per convincermi a leggere questo libro. La mia città, non di nascita, ma per scelta. Una città che ho imparato a scoprire anno dopo anno, portico dopo portico. Un po’ come le ragazze protagoniste di questo romanzo!

L’autrice descrive la Bologna del 1997 attraverso gli occhi di una bambina, Serena di soli 7 anni e di sua sorella, Corinna che di anni ne ha 16. Nove anni di differenza, che per quanto si provi ignorare, si fanno sentire. Serena è la piccola di casa, l’ultima arrivata che porta tutti i caratteri ereditati dalle donne della sua famiglia. La mamma Bruna e la nonna con tutte le sue innumerevoli sorelle, tutte con gli stessi capelli scuri. Donne forti e caparbie, con la passione per le storie, per l’arte e per i pettegolezzi!

Corinna, invece, sembra essere uscita da un’altra famiglia, ha i capelli rossi e le lentiggini. Le due ragazze, infatti, hanno un padre diverso: il primo amore della loro mamma che è andato via prima di vederla nascere.

Le loro vite scorrono normalmente, fra la scuola, gli amori platonici e il tiramisù al pistacchio. Quando improvvisamente viene recapitata a Corinna, una scatola di scarpe. E a mandargliela è proprio quel padre che non ha mai conosciuto.

Quando ho letto la sinossi di questo libro, avevo immaginato che la storia fosse narrata dalla sorella grande, quella che si ritrova con una scatola di oggetti apparentemente inutili. Invece, a raccontare la storia è proprio Serena, la sorella piccola.

Da sorella maggiore, è stato strano sentire il punto di vista di una sorella minore. Serena, osserva la sorella grande da lontano, la guarda truccarsi, ascoltare la musica in inglese e leggere centinaia di libri. E Corinna non ha nessuna intenzione di coinvolgerla nella sua vita da adolescente (non l’avrei fatto nemmeno io). Ma Serena l’ammira, qualsiasi cosa lei faccia, anche se si trucca gli occhi di nero ed esce con ragazzi di dubbio gusto, lei la osserva e quando non capisce qualcosa, chiede alla nonna, perché le nonne sanno sempre tutto.

Quando però Corinna riceve la scatola, inizia per lei un percorso di ricerca per scoprire il significato degli oggetti contenuti. Così decide di coinvolgere anche Serena.

Io, naturalmente, ho viaggiato con loro, fra il bar Vittoria in San Vitale e le colonne con la V disegnata. Portico dopo portico ho accompagnato Corinna e Serena da Bolognina a piazza XX Settembre, e vi giuro che è davvero strano leggere di posti così vicini a te. Riesci a percepire la stessa magia, lo stesso entusiasmo.

Oltre l’ambientazione Bolognese, però mi ha incuriosito l’alone di magia che si nasconde fra le righe, i fantasmi delle zie sempre presenti, come se chi morisse non ci lasciasse mai davvero. Il personaggio di Donna Marzia, una persona estranea alla famiglia ma che riesce comunque a farne parte, perché non sono solo i legami di sangue che tengono insieme le persone. La narrazione che cambia, prima da una Serena bambina e poi da una Serena adulta, senza codini, ma con la stessa innocenza e semplicità nel cuore.

La complicità fra sorelle mi ha stupito. C’è stato un momento nel libro, in cui pensavo che tutto sarebbe andato a rotoli, che Corinna avrebbe perso la pazienza distruggendo quello che stava creando con la sorella e invece lei si è comportata in modo diverso da come avrei fatto io. Per un attimo mi sono sentita sopraffatta. E credo che quando un libro riesce a suscitare emozioni del genere sia un gran libro.

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Un uso qualunque di te di Sara Rattaro

Egoismo, è la prima parola che mi è venuta in mente appena ho sfogliato l’ultima pagina di questo libro. Siamo egoisti quando non pensiamo alle conseguenze delle nostre azioni, quando pensiamo che le cose accadano per caso e quando seguiamo l’istinto senza pensare.

E’ difficile parlare di questo libro perché inizia e finisce in un tempo così breve che ti lascia stordita e piena di riflessioni, ma senza parole.

Viola è una donna strana, una che nella vita, probabilmente, non avrebbe alzato un dito per migliorare la situazione in cui si trova, se avesse avuto bisogno di farlo. Ma come d’incanto ha incontrato l’uomo perfetto, la vita perfetta. Tutto quello che le persone normalmente desiderano ma per raggiungerlo impiegano una vita di sforzi e di sofferenze.

Per Viola raggiungere una stabilità non è stato difficile, ha fatto tutto Carlo, come fidanzato prima e come suo marito dopo. Lui ha costruito la vita intorno a lei e lei si è sentita in trappola da un uomo che non ha fatto altro che amarla per quello che era, una donna non perfetta, un cucciolo smarrito che ha voluto salvare.

Sua suocera, naturalmente non riesce ad accettarla. Non è per niente la moglie che avrebbe voluto per suo figlio. Ma lui non sente ragioni e l’amore che prova per lei va oltre qualsiasi cosa di materiale.

Lei però ha la capacità di distruggere tutto, non perché non è soddisfatta della sua vita. Ma solo perché si lascia trascinare dagli eventi, dalle bugie e dal cuore.

Questa è una storia che si legge con il cuore in gola, un susseguirsi di emozioni e sensazioni raccontate dal punto di vista di Viola. Le sue indecisioni, i suoi sbalzi d’umore, i suoi innumerevoli errori. I capitoli di alternano fra momenti del presente e racconti sul passato, sulla vita di Viola e Carlo.

Viola è un misto di mancanza di coraggio ed egoismo, e non riesce ad uscirne. Fino alla fine, anche nella scelta che cambierà la vita di tutti, quello che dovrebbe essere un atto di coraggio, non lo è. E’ un modo per sentirsi in pace con se stessa.

Non so esattamente cosa l’autrice volesse trasmettere con questo racconto. Forse che tutti abbiamo la possibilità di recuperare dai nostri errori? Che esiste il perdono?

Credo che sia giusto seguire il cuore, il sangue e le sensazioni del nostro corpo di tanto in tanto. Ma prima di agire bisogna riflettere, che senso ha buttare all’aria le cose belle della vita solo per un fugace momento di totale libertà?

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Sarai in grado di conoscere tempestivamente la tua occasione più importante?

Tutto succede a caso, senza un motivo preciso. Ma si creano occasioni e si impara da ognuna di esse, anche da quelle perse.

Sarai in grado di conoscere tempestivamente la tua occasione più importante?

Una domenica uggiosa, la sessione invernale terminata, il momento perfetto per guardare un film molto leggero e carino su Netflix!
“Se ci conoscessimo oggi” è una storia che parla di occasioni, sopratutto di quelle mancate.

Noah e Avery si incontrano per caso ad una festa di Halloween, lui si innamora perdutamente, ma il destino non la pensa allo stesso modo e il futuro è molto diverso da quello che Noah si aspetta. Avery, il giorno dopo, conosce Ethan, è amore a prima vista, sono fatti l’uno per l’altra. Noah è convinto di riuscire a riconquistare Avery, pensa di aver fatto la cosa sbagliata o aver agito nel modo sbagliato. Così arriva la sua occasione per riprovarci, un viaggio nel tempo, ancora e ancora. Sempre la stessa festa, sempre la stessa occasione mancata. Noah le prova tutte, ma alla fine, ogni volta, in qualsiasi modo lui si comporti con Avery, lei incontra Ethan in un modo o nell’altro.

Ci affanniamo così spesso a prendercela con il destino che non ci permette di realizzare quello che vogliamo. Ma avete mai pensato che forse quello che vogliamo non è quello di cui abbiamo bisogno?

Nella vita ci troviamo davanti a delle scelte e sembra così naturale scegliere quello per cui stiamo lottando. Vogliamo essere liberi? Fra un impegno e la possibilità di essere quello che vogliamo, scegliamo la seconda! Ovvio! Ma se non fosse così? Se rincorriamo l’inafferrabile?

Lo so, penserete. Nulla è impossibile se credi in quello che fai e nella maggiorparte dei casi avete ragione.

Ma avete mai pensato a quella piccola possibilità che non avete seguito? Quella che avete visto con la coda dell’occhio ma che non avete considerato abbastanza importante da perseguire. Se fosse stata quella la strada per voi? Bene, l’avete appena persa.

Non possiamo sapere come andrà a finire la nostra storia, ne come vivremo il domani. Però possiamo fare una cosa, fare attenzione ai dettagli, a quelle cose che a cui di solito non facciamo caso. Quelle persone che sembrano solo un contorno alle nostre vite e che invece potrebbero farne parte se solo noi glielo permettessimo.

Quindi, non perdete le occasioni, qualsiasi esse siano. Nel limite del possibile naturalmente, purtroppo non abbiamo ancora il dono dell’obiquità!

“Se ci conoscessimo oggi” è un film leggero e simpatico, non vi aspettate considerazioni pesanti sulla vita, nè una storia strappalacrime. Non è il film dell’anno, ma ha un significato profondo che dovreste saper cogliere al di là della trama.

Lo trovate qui!

 

Dentro soffia il vento di Francesca Diotallevi

Finita la sessione invernale è il momento di dedicarmi un po’ ai libri e al blog!
Devo dire che questo programma è iniziato benissimo, dato che ho letto un libro in pochissimo tempo e che probabilmente gareggia per la #topten del 2018!

Dentro soffia il vento è una storia divisa in tre, tre personaggi che si intrecciano nell’innevato borgo di Saint Rhény. Fiamma e Raphaël sono due bambini quando si incontrano per la prima volta, lei è la figlia della strega. Una donna che vive fra le montagne in una vecchia baita e per vivere prepara delle medicine per gli abitanti del borgo, anche se nessuno di loro vorrebbe mai ammetterlo. Raphaël, invece, abita con la sua famiglia ai piedi della montagna ed è l’unico ragazzino che ha avuto il coraggio di fare amicizia con Fiamma, la bambina dai capelli rosso fuoco che si dice sia figlia del demonio.

La comunità è molto devota a Dio, e il parroco della chiesa non fa altro che incitare i suoi fedeli all’odio verso qualsiasi cosa non abbia un pensiero affine ai precetti della chiesa. Fortunatamente arriva da Roma un nuovo parroco, si tratta di Don Agape, un uomo devoto, ma molto insicuro sulla sua fede.

Devo ammettere che l’autrice è riuscita a soprendermi, cosa che non succedeva da un po’ di tempo. Leggo continuamente storie scontate, con lo stesso finale, con la stessa trama. Invece, questa volta mi sono trovata davanti una storia potente. Un racconto in cui passione, rabbia, dolore e coraggio si mescolano insieme in un piccolo borgo innevato.

Fra piante, funghi e fiori, Fiamma riesce sempre a scoprire il miscuglio giusto per guarire qualsiasi cosa. Ma forse quello che non riesce a guarire è proprio se stessa. E’ sempre stata considerata una reietta, una strega e l’unica persona che non ha avuto pregiudizi nei suoi confronti è andato in guerra e non è più tornato.

Yann, invece, dall’inizio della guerra ha perso un fratello. E si sente in colpa, perché se non fosse stato per la sua gamba distrutta sarebbe dovuto andarci lui in guerra, non il fratellino. Il dolore della perdita, misto all’insoddisfazione a causa della sua disabilità lo hanno portato ad essere arrogante e cattivo con chiunque.

Don Agape non capisce il problema della comunità, nascondono molti segreti ed è davvero difficile per lui rimettere in sesto le cose senza mettere i piedi in testa al vecchio parroco, ancora in vita.

Ci troviamo in un tempo e in un luogo, dove l’unica cosa importante è l’apparenza. Yann dovrebbe sposare una brava donna, una che sappia cucinare e restargli al fianco per tutta la vita. Fiamma dovrebbe vivere con un gruppo di zingari di passaggio nei boschi, delle persone con cui si sente molto affine, persone che come lei vengono escluse dalla società. E Don Agape, dovrebbe solo imparare a memoria i sermoni scritti dal suo predecessore. Tutti dovrebbero fare la cosa che ci si aspetta da loro.

Ma proprio in una comunità chiusa come quella di Saint Rhémy, quello che serve è andare contro gli schemi. Imparare che bisogna chiudere gli occhi ed essere buoni e misericordiosi anche con chi si trova ai margini della società. La sofferenza serve all’uomo per capire per cosa sta lottando, cosa desidera il suo cuore è la cosa più importante. Soffocare tutto e mettere la testa sotto la sabbia non servirà a risolvere i problemi, ma solo ad attenuarli. E ci sono cose per cui vale la pena essere una comunità, una famiglia in cui siamo tutti uguali e nessuno dovrebbe sentirsi diverso.

Non siamo soli in questa vita. Siamo sempre parte di qualcosa, ed è quel qualcosa che spesso ci salva, anche da noi stessi.

 

La città & la città di China Miéville

La prima lettura del mese di Febbraio è un libro del 2009 scritto dal famoso Miéville, un autore inglese di fantasy e fantascienza, pubblicato in Italia da Fanucci Editore.

La città & la città, è una storia molto particolare e seppure fossi molto entusiasta di intraprendere questa lettura, già subito dopo le prime pagine mi sono resa conto che non era il libro che mi aspettavo.

Non fraintendetemi, Miéville è geniale, non ho altre parole per descriverlo. Ma il libro si divide in due parti: la descrizione dell’ambientazione distopica e un’indagine, che è la parte che mi è piaciuta di meno.

Tutto inizia con un omicidio, una ragazza è stata uccisa nella città di Beszel, tutti pensano si tratti di una prostituta, ma le prove sono contrastanti e la polizia non riesce a trovare una soluzione. I due agenti Corwi e Borlù, iniziano così a sospettare che la morte della ragazza non sia avvenuta nella città in cui è stata ritrovata, ma nell’altra città, a Ul Qoma.

A parte i nomi di tutti i personaggi e delle città che non potrei mai pronunciare. Il problema principale di questa storia è la confusione creata dalla narrazione. I protagonisti non sono abbastanza definiti e caratterizzati così da poterli riconoscere. Abbiamo a dispositizione dei nomi, nella maggior parte dei casi non si capisce nemmeno se siano uomini o donne e sappiamo che sono tutti poliziotti e qualche studente.

La lettura però procede lo stesso, perché la parte interessante è che le due città, in cui i due detective portano avanti le indagini, occupano esattamente la stessa area geografica, sono sovrapposte.

La bravura dell’autore è stata proprio quella di descrivere molto bene la dinamicità della disposione di queste due città, che trovo assolutamente intrigante. Ci troviamo in una città, ma nello stesso tempo anche nell’altra. Le due città hanno le stesse strade, gli stessi edifici ma non parlano la stessa lingua e non hanno le stesse leggi.

Gli abitanti di una o dell’altra si ignorano completamente o per usare una parola dello scrittore, hanno imparato a disvedersi. Ma cosa significa? Semplicemente ognuno vive la sua vità nella città a cui appartiene. Ogni abitante di una città ha imparato a guardare solo quello che gli è concesso, mentre tutto il resto, che appartiene all’altra città, è visto come un’ombra indefinita. E’ cosi difficile da immaginare che non riesco nemmeno a capire come abbia fatto Miéville a pensarlo.

Come in tutte le società c’è qualcuno che supervisiona costantemente le due città per evitare che ci siano dei contatti. Questo qualcuno, viene chiamata “La Violazione”, una specie di governo alieno che ha potere su tutto, ma che nessuno ha effettivamente mai visto.

E se ci fosse anche una terza città sovrapposta, sarebbe possibile? E la violazione ne sarebbe al corrente? O si tratta solo di leggenda?

Sono curiosa di leggere altro di questo autore, ma nello stesso tempo ho paura di ritrovarmi nella stessa situazione!

Fatemi sapere se avete letto qualcosa di Mieville e cosa ne pensate!

 

Il regno dell’acqua di Laura Rocca – Le cronistorie degli elementi #5

 Buongiorno! Eccomi qui a parlarvi del quinto libro della serie le cronistorie degli elementi. Laura Rocca è quasi arrivata alla fine di questa saga, manca solo l’ultimo capitolo in arrivo nel 2018.

Per chi ha seguito la serie, sapete che Celine dopo aver attraversato i primi tre regni, si ritrova nell’ultimo, pronta a liberare lo specchio del regno dell’acqua e aprire il portale che permetterà il passaggio diretto con la capitale.

In questo nuovo capitolo, Celine deve fare i conti con un regno molto più invaso dal male rispetto ai precedenti. Qui le forze del male hanno avuto più tempo per distruggere e prendere possesso del regno. Per fortuna il castello e una parte del villaggio sono rimasti al sicuro sotto la protezione.

Così come nei libri precedenti, anche qui incontriamo qualche nuovo personaggio, e nello stesso tempo conosciamo meglio qualcuno di quelli vecchi, questa volta è il turno di Lonn, un ragazzo tormentato dal suo passato.

Nel regno dell’acqua, sono diversi i problemi con cui i protagonisti devono fare i conti. Aidan continua a combattere con l’altra parte di se stesso, Celine cerca inutilmente di aiutarlo in questa battaglia. Finalmente vediamo Aidan, prendere in mano la situazione, non è più un personaggio messo in disparte, iniziamo a conoscere tutte le sfaccettature della sua storia.

Il tema del doppio è molto presente in questo libro, perché come dice l’autrice non si può essere una sola cosa, ma siamo noi a scegliere chi vogliamo essere.

Un libro di quasi 600 pagine che si legge in pochi giorni! Una storia che ormai volge al termine. Conosciamo bene tutti i personaggi, abbiamo riso, pianto per ogni avvenimento successo. Devo dire che fra i 5 libri letti questo è quello che mi è piaciuto di meno, in alcuni punti l’introspezione dei personaggi secondari hanno rallentato la lettura, in altri le continue riunioni con il consiglio e la mancanza di scontri hanno reso la storia meno avvincente.

Il Consiglio, infatti, continua a mettere i bastoni fra le ruote a Celine. Alcuni di loro non sono contenti dell’operato della regina. Ma la ragazza ha i suoi motivi e conoscendo il volere degli spiriti agisce di conseguenza, e ogni cosa deve essere rivelata la momento giusto.

Ora, immaginate di avere per le mani un potere enorme. Qualcosa che potrebbe risolvere tutti i problemi del mondo, senza nessuna fatica. Ma usarla non sarebbe moralmente giusto, perché chi vi ha dato quel potere, ve lo ha affidato perché crede che farete sempre la cosa giusta. Come vi comportereste?

Arriva un momento che bisogna scegliere se essere degli eroi per qualcuno o sacrificarsi per il bene comune.

Gli altri libri della saga:

Il mondo che non vedi di Laura Rocca – Recensione

Il regno dell’aria – Le cronistorie degli elementi #2 di Laura Rocca – Recensione

Il regno del fuoco #3 di Laura Rocca – Recensione

Il regno della terra #4 di Laura Rocca – Recensione

Player One di Ernest Cline

Nerd di tutto il mondo unitevi! Non dovrebbe esserci un nerd che si sia perso questa lettura, assolutamente. Sopratutto se avete vissuto la vostra adolescenza negli anni 80 ed eravate appassionati di musica, fumetti, supereroi e videogiochi questo libro fa assolutamente per voi!

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OASIS è una realtà virtuale che tutti nel 2048 conoscono. Ogni persona al mondo partecipa a questa piattaforma che altro non è che un’evoluzione di tutti i vecchi videogiochi. Siamo nel futuro, ogni giocatore ha una consolle che prevede guanti e occhiali in modo da poter essere, al meglio, immersi nella realtà del gioco. Le consolle più sofisticate hanno molti altri gadget, ma Wade che è il progagonista di questa storia, può permettersi solo la piccola consolle che le è stata consegnata a scuola.

Wade è un adolescente, lui in prima persona ci racconta del mondo nel 2048. Siamo nel futuro, un futuro non troppo brillante. Un mondo in cui la maggiorparte della popolazione è così povera da non riuscire a permettersi un pasto. Entrambi i genitori di Wade sono morti e lui è stato mandato da una zia, che ha deciso di prenderlo con se solo perché così riceverà un numero maggiore di buoni pasto.

La vita per Wave sarebbe triste se non fosse per i videogiochi e per OASIS. Ogni mattina, il ragazzo si sveglia, si catapulta fuori dalla casa  fatiscente della zia e si nasconde in una macchina abbandonata. Lì in mezzo al nulla, si collega ad OASIS. Nel gioco stesso si reca a scuola, segue le lezioni e fa i compiti per poi passare il tempo libero a combattere gli strani esseri che popolano OASIS e guadagnare dei punti.

Fra le pagine del libro quello che traspare è proprio quella sensazione di disagio di coloro che solo grazie ad una realtà virtuale riescono ad essere se stessi. Art3mis, Wade e Aech sono persone che hanno abbandonato la realtà per vivere su OASIS, perché li si sentono bene. Si sentono al sicuro e accettati da tutti.

L’ideatore del gioco, prima di morire lancia un appello. Ha nascosto delle chiavi e delle porte all’interno del gioco virtuale, chiunque riesca a trovarle tutte avrà tutto il suo patrimonio che altrimenti dopo la sua morte andrebbe perduto.

Tutti i giocatori si mettono alla ricerca delle chiavi, indovinello dopo indovinello devono riuscire ad arrivare all’apice della gara. Dovranno riuscire a destreggiarsi fra tutti i giochi preferiti dell’ideatore, ma non solo! Tutta la sua musica, i suoi ricordi, gli eventi importanti della sua vita. Tutto può essere utile al fine di raggiungere l’obbiettivo.

In questo libro, quindi, c’è tutto! Il tema del bullismo, della chiusura alla realtà attraverso la tecnologia. Non mancano gli intrighi politici, perché si sa, dove ci sono dei soldi, i potenti provano a metterci il naso. Ma Halliday non avrebbe assolutamente voluto che queste persone potessero accedere al suo patrimonio, per questo ha fatto in modo di inserire delle difficoltà nel gioco che solo dei veri appassionati possono riuscire a destreggiarsi.

Ho trovato molto coinvolgente il tema dell’amore e l’aspetto fisico che blocca le persone e che non le permette di essere se stesse e fiere di quello che sono. Perché la società ci impone dei canoni e questo provoca insicurezze.

Molto meno coinvolgenti, invece, sono le sensazioni e le emozioni di Wade. Da questo punto di vista, ho trovato la scrittura molto povera.

Però vi assicuro che ne vale davvero la pena! Fra l’altro nel 2018 è previsto anche un film con la regia di Stephen Spielberg. Quindi muovetevi a leggerlo! Vi lascio anche il trailer.

 

 

 

Magic di V.E. Schwab

Per continuare al meglio le letture di questo mese, la mia scelta è ricaduta su questo distopico.

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Magic di Schwab ha un’ambientazione molto particolare; siamo a Londra, ma non quella che conosciamo noi. Una Londra divisa in quattro parti, in epoche diverse: Londra Rossa che utilizza la magia in modo molto controllato perché viene considerata una risorsa importante, ma non essenziale. Londra Grigia, invece, è completamente priva di magia. Londra Nera ne è stata sopraffatta ed è andata distrutta. Londra Bianca è l’unica che utilizza apertamente la magia, ma riesce ancora a mantenere un certo equilibrio.

Le diverse Londra, però, non possono in nessun modo comunicare fra di loro. Gli abitanti di una non conoscono l’esistenza dell’altra. Londra rossa e bianca, sono governate da due famiglie reali che hanno scoperto un modo per comunicare. Usano due Antari. Kell e Holland, due uomini che fanno parte di una stirpe molto forte di maghi che utilizzano la magia del sangue, ed è proprio quella che gli permette di viaggiare fra le diverse Londra.

La chiave di tutto, quando si parla di magia e potere è l’equilibrio. Cito una frase del libro: “La purezza senza equilibrio è la sua stessa corruzione.” Non avrei saputo riassumere meglio questo concetto. Per quanto si cerchi di fare la cosa giusta, la cosa perfetta; se questa non fosse bilanciata da un pizzico di imperfezione allora rischieremmo di ricadere nell’estremo opposto.

Putroppo non è così semplice entrare nel meccanismo della storia, sarà che sono passata da un libro per ragazzi ad uno per adulti nell’arco di pochi giorni, ma ho fatto fatica ad immergermi nel racconto. Il libro salta da una storia all’altra, e i nomi e l’ambientazione contorta non sono così facili da immaginare.

Un altro personaggio importante è Lila, una ladra che vive nella Londra Grigia e non ha mai conosciuto la magia. Lila è abbandonata a se stessa e sopravvive con quello che riesce a racimolare per strada. E’ molto brava a rubare, ma vorrebbe di più ed è alla ricerca della sua occasione.

L’evoluzione di questo personaggio mi ha appassiotato di più. Lila per tutta la sua vita ha sempre dovuto pensare solo a se stessa. Eppure all’improvviso uno sconosciuto irrompe nella sua vita ed inizia a parlare di magia come niente fosse. E anche se tutto sembra assurdo, anche se lei si preoccupa solo di se stessa, basta un gesto da parte di questo sconosciuto per farla riflettere. E da un momento all’altro è lei che si sente in dovere di aiutarlo. Lila, come tutte le persone che hanno vissuto in solitudine, non è abituata a gesti benevoli nei suoi confronti, ma in questi casi, basta un piccolo gesto umano per cambiare le carte in tavola.

In conclusione, consiglio assolutamente la lettura di questo libro, le aspettative non erano molto alte, ma ha tutte le carte in regola per essere promosso!

Il drago verde di Scarlett Thomas

Buon lunedì lettori! Ho appena finito di leggere il secondo libro per la challenge a cui partecipo.
Questa volta dovevo scegliere un libro con un colore nel titolo. La mia scelta è caduta su questo fantasy per ragazzi che avevo nella libreria del Kindle da troppo tempo.

La protagonista è Effie, una bambina che vive con suo padre e la sua nuova famiglia. Dopo la scomparsa di sua madre, passa molto tempo con suo nonno Griffin, un uomo molto particolare che parla di magia e cose strane.

Il romanzo è ambientato dopo un famoso “terramoto” che ha riportato la civiltà al tempo prima della tecnologia. L’unica cosa che le persone riescono ad utilizzare è il vecchio cerca persone.

Effie, insieme a due compagni di scuola Wolf e Maximilian, scopre le “grazie”, degli oggetti magici che si attivano se collegati alle abilità innate di ogni persona magica. In questo modo Effie scopre piano piano il mondo di cui il nonno parlava.

Bene, questa premessa per dirvi che come la maggior parte delle storie uscite dopo Harry Potter, anche questa parla di una ragazzina che dalla sua vita normale si ritrova catapultata nel mondo della magia. Purtroppo, ho trovato alcune analogie con Harry Potter e le avventure mi hanno ricordato in qualche modo anche dei pezzi di Percy Jackson.

Complessivamente, il mio giudizio su questo libro non è positivo. La storia è scritta in modo troppo semplice per un adulto, che rischia di annoiarsi. Ma, nello stesso tempo, l’ho trovata troppo ricca e piena di particolari per un ragazzino che si approccia alla lettura.

Futuro post apocalittico, magia, libri, grazie, valuta magica, avvocati magici, anelli del vero eroe e bacchette per la vera strega. Ma non finisce qui, ci sono anche i goblin, i draghi, le principesse, spade di vario genere e bacchette che infilzano. Un miscuglio da mal di testa insomma!

Sembra tragico, ma qualcosa di positivo c’è. Ci sono diverse cose che questa storia può insegnare.

L’amicizia, perché quando sei in difficoltà non puoi sempre contare solo sulle tue forze, nemmeno se sei l’eroina della storia. Bisogna farsi degli amici e creare delle alleanze per sconfiggere i cattivi.

L’intelligenza, perché non è detto che la battaglia può essere vinta solo con la forza bruta, alcune volte bastano strategia e coraggio, come nella vita vera.

E infine, il potere dei libri, quando le storie ti entrano dentro. Come dice l’autrice i libri si modellano su di te, nello stesso modo in cui tu li trasformi nella tua mente. Una casa con con bellissimo vialetto puoi immaginarla in tutti i modi possibili. E’ proprio questo il bello, no? L’immaginazione e la fantasia.

Alla fine la definirei, una fiaba moderna che ha voluto portare alla luce tutti i mondi magici visti in altre storie. Complessivamente, quindi no, non consiglierei questo libro, perché mi ha lasciato troppo poco e mi aspettavo di più.

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Piccole fiabe per piccoli guerrieri di Matteo Losa – Recensione

Buongiorno a tutti, sono finalmente riuscita a digerire questa raccolta di fiabe. Matteo Losa le ha scritte per una ragione, vuole raccontare le sofferenze, le battaglie di coloro che sono chiusi in ospedale e che combattono contro una malattia, come il cancro.

Attraverso diversi personaggi, in modo allegorico vengono rappresentate le diverse fasi della malattia. C’è il male e il bene proprio come nelle fiabe che ci raccontavano da piccoli.

Se quelle erano un modo per preparare i bambini a vivere, a diffidare degli sconosciuti e ad affrontare le proprie paure. In questo caso, Losa, prova a raccontare del cancro ma senza parlarne apertamente, lo considera il male da distruggere o, quando è il caso, da accettare.

Losa ha diviso il libricino in nove fiabe che spiegano una per una le fasi della malattia che lui stesso ha dovuto affrontare: Lungimiranza e Testardaggine, Coraggio e Pregiudizio, Pazienza e Fretta, Dignità e Vergogna, Consapevolezza, Ignoranza, Perseveranza, Indolenza e Socialità, Condivisione e Solitudine.

Ci sono alcune fiabe che mi hanno colpito maggiormente. In una si parla di un ragazzo brutto e con la gobba che non ha in coraggio di farsi vedere dalla ragazza che ama. Rappresenta un po’ coloro che sottoposti a continue cure fanno fatica a uscire e a continuare a vivere perché si sentono diversi. Come se nessuno potesse più amarli.

La seconda fiaba è quella della pietra che si trova in mezzo al fiume e l’acqua continuamente la colpisce, lei soffre e quasi vorrebbe mollare tutto e lasciarsi andare per raggiungere il mare.

Ammetto che non è stato facile leggerle, in alcuni casi ho fatto più fatica a capire il significato profondo delle parole, in altri casi è palese anche se scritto fra le righe. Alla fine mi sono chiesta se fosse stato meglio non leggere la prefazione, ma gustarmi le fiabe una per una, senza conoscerne veramente il significato, per poi scoprirlo alla fine.

Ma nella prefazione c’è davvero l’emozione di Matteo Losa, quello che lui vuole dire al mondo, è emozionante e triste allo stesso tempo e attraverso le fiabe riesce in qualche modo ad entrare nei cuori di ogni lettore.

 

Qualcosa di vero di Barbara Fiorio

Buon anno lettori!
Dopo diversi pranzi e cene, che solo a parlarne continuo ad ingrassare!
Sono tornata per parlarvi di un libro letto per una challenge a cui partecipo.
E a dire la verità a parte quella di Goodreads, è la prima a cui decido di partecipare.

Qualcosa di vero è uno di quei libri che non avrei mai letto spontaneamente, forse per la copertina, forse per la trama molto vaga. Ma con il senno di poi, mi rendo conto che ci sono letture che dovremmo sforzarci di leggere. Ogni tanto, dovremmo dare una possibilità a quei libri meno accattivanti, perché potrebbero nascondere delle sorprese!

Con il libro della Fiorio è successo proprio questo. Giulia è una donna che non riesce a soddisfare pienamente la sua vita amorosa e cerca di andare avanti lavorando e uscendo con uomini a caso. La sera torna a casa, guarda serie tv e cerca l’idea migliore per promuovere la prossima pubblicità che le è stata assegnata a lavoro.

Ma la sua routine un giorno viene interrotta da Rebecca, la bambina del pianerottolo, una bimba di quasi 9 anni che continua a chiamarla signora, cosa che Giulia dall’alto dei suoi 40 anni non riesce proprio a digerire. Rebecca è la figlia della vicina, quasi tutte le sere, la “novenne” bussa alla porta di Giulia chiedendo compagnia e una favola.

Giulia di favole ne sa a bizzeffe! Ed è divertentissimo per il lettore che le ascolta insieme a Rebecca. L’ironia trabocca da tutte le lettere di questo libro, la Fiorio riesce a coinvolgere il lettore fin dalle prime pagine.

Giulia, attraverso le favole, condanna i luoghi comuni e quelle convinzioni che fin da piccoli ci perseguitano. Ci ostiniamo a raccontare ai bambini (e a noi stessi) delle bugie per farci credere che i mostri possono essere sconfitti con l’amore o che le principesse si conquistano con un bacio e che basta un attimo, un colpo di fulmine per conoscere qualcuno che vada bene per il resto della vita.

Purtroppo, per ottenere qualcosa, bisogna lottare con i denti e bisogna avere il coraggio anche di troncare le cose che non hanno futuro.

Il bello di questo libro è che racchiude molto più di quello che la trama vuole descrivere. Parla di temi molto forti, di bullismo, di cambiamenti, di amore, quello vero, di gente strana e di persone che hanno coraggio; della felicità, che spesso abbiamo davanti agli occhi e non riusciamo ad scorgere. E infine, dei buoni, perché quando si è gentili, genuini e si lotta per qualcosa di giusto, anche la persona più impensabile può rivelarsi utile.

Come al solito, tendo a divagare, ma sono rimasta davvero colpita da questo racconto. Leggetelo perché vi permetterà di affrontare la giornata con un sorriso.

Il viandante di Jane Harvey-Berrick

Il viandante è stata una riscoperta, non leggevo romance da un po’, avevo voglia di qualcosa di coinvolgente e la copertina di questo libro mi ha fulminata!

Aimee e Kes non sono i soliti protagonisti, niente liceo, niente ragazza nuova e niente vampiri!

Kes è un bambino che vive nel circo insieme a suo nonno, ed Aimee è una semplice bambina che il giorno del suo compleanno, con molta riluttanza da parte del padre, riceve in regalo un biglietto per il circo che è appena approdato nella sua città. I due bambini si incontrano e dal primo momento, diventano amici.

Aimee è affascinata dal mondo del circo, molto diverso dal paese in cui vive.

Kes, invece, ha un fratello troppo grande per stare con lui e non ha un amico con cui condividere le meraviglie del circo. Con Aimee è diverso, lei è così contenta di stare fra i tendoni che Kes non può fare a meno di portarla in giro a scoprire tutte le cose belle che il circo nasconde.

I due bambini, però, non possono vivere vicini, Kes è sempre in viaggio e Aimee deve andare a scuola, ma ogni anno il circo ritorna e si ferma per due settimane. Due settimane intense per Aimee che non vede l’ora di rivedere Kes.

L’amicizia tramuta con gli anni, diventa amore. Un innamoremento lento, che la distanza può rafforzare o demolire.

Fa da sfondo a questa storia, un tema importante, affrontato solo ai margini, ma che dovrebbe far riflettere.

I circensi, sono dei nomadi e sono visti, purtroppo, come nullafacenti. Fra le righe del libro traspare la difficoltà di queste persone ad inserirsi nella comunità, per quanto ci provino.

Quando il circo arriva e si ferma in un posto, tutti coloro che ci lavorano fanno fatica persino ad andare al supermercato per fare la spesa, perché tutti li guardano dall’alto in basso come se stessero facendo del male a qualcuno. Purtroppo le persone si sentono sempre un gradino più in alto di altre. Non riusciamo a metterci nei panni degli altri e a vedere una passione come un modo per guardagnarsi da vivere.

Le persone che decidono di vivere in un circo piuttosto che in un ufficio, lo fanno perché hanno un dono e, invece di soffocarlo con una cravatta, decidono di seguirlo. 

Un altro tema affrontato in questo libro è la dislessia, uno di quei disturbi che spesso viene trascurato, come se fosse impossibile guarire. Aimee dopo aver conosciuto Kes, e notato le sue difficoltà a leggere e a scrivere, inzia ad informarsi su questo disturbo ed ogni estate prova ad aiutare Kes ad affrontare il suo analfabetismo.


La fine di questo libro ci lascia con una grossa domanda aperta sul futuro della storia fra Kes e Aimee. La ragazza, ormai adulta, dovrà scegliere fra il suo lavoro e l’amore per Kes. Ma non sarà così facile scegliere.

Per concludere, ho adorato questo libro. La scrittura è scorrevole e incalzante, una volta iniziato non riuscirete a togliere gli occhi dalle pagine.
In questi giorni è uscito il secondo ed ultimo capitolo che mi sono subito catapultata ad acquistare. Assolutamente consigliato!

AMAZON – GOODREADS – DELRAI EDIZIONI

Wonder di R.J. Palacio

Il libro che parla della gentilezza e ci insegna che essere gentili è il solo modo per evitare di fare o di dire la cosa sbagliata.

Non si può sbagliare se si vuole essere gentili.

Nella prima parte del libro, August racconta la sua storia in prima persona. E’ un bambino con un’evidente disabilità che lo fa sembrare un “mostro”; ma la parola mostro è dovuta solo al fatto che l’uomo si ostina a cercare le stesse caratteristiche in ogni altro uomo. Non riusciamo a concepire la diversità.

Perché chi è diverso dovrebbe essere considerato un mostro?
Mentre quelli tutti uguali sono belli e perfetti?
Cos’è la bellezza e la perfezione?
Chi è che fa le regole?

La regola, è che non c’è nessuna regola. Dovremmo essere sempre liberi di sembrare e apparire quello che vogliamo, senza limiti.

Oltre che leggere le parole e vedere il mondo attraverso gli occhi di August, mi ha fatto molto riflettere il punto di vista di Via, la sorella di August. Ho conosciuto diverse persone con un parente disabile, fratelli più piccoli, più grandi e anche nipoti. Tutti in un modo o nell’altro crescono prima del tempo, sono più responsabili e vivono le difficoltà della vita con molta più forza, come se fossero preparati a tutto. Ma ciò non toglie che vivono costantemente il peso di dover essere superiori agli altri, sono quelli che fanno la scelta giusta, che non fanno capricci perché conoscono così da vicino qualcuno che sta peggio di loro e che ha bisogno di più cure.

E poi gli amici, i bambini August incontra a scuola e che lo vedono per la prima volta. Alcuni sembrano disgustati, altri spaventati. Non è facile sapere come comportarsi quando vedi qualcuno che è diverso da tutti gli altri!

Di questo libro mi sono piaciute diverse cose, la storia, i personaggi e soprattutto l’idea di parlare di disabilità che dovrebbe essere molto più limpida di quello che è. Però ho trovato la storia lenta da leggere.

Andrebbe letta un capitolo alla volta, forse ad una classe di bambini, cercando il significato di ogni pezzo. Non è però una lettura da fare tutta in un fiato perché la trama non è abbastanza incalzante da permetterlo.

Nonostante questo è una lettura che consiglio, un libro per tutte l’età.

 

Prometto di sbagliare di Pedro Chagas Freitas – Citazioni

Tutti i sogni si perdono. Anche quelli che realizzi, e ne realizzerai molti, si perderanno. Perché ormai hanno smesso di essere sogni. Hai sognato una cosa, l’hai realizzata ed è finita. Il sogno si è perso. Il segreto è riuscire a generare nuovi sogni. Sogni che riescano ad occupare lo spazio bianco lasciato dal sogno perduto. Anche se è stato realizzato.


Crescere è una malattia degli occhi. Sei sempre meno capace di vedere quello che hai davanti. E sempre più capace di vedere quello che hai dietro. Come se camminassi di spalle. Invecchiare è camminare all’indietro? Si. Cammini nel senso contrario a quello che guardi. Cammini in avanti e sogni all’indietro. Sognare all’indietro è pericolso? Sognare all’indietro uccide.


Bisogna essere bambini. Imparare a invecchiare è imparare a giocare. Essere vecchi è imparare tutto di nuovo. Il mondo è cambiato quando tu sei cambiato. Il mondo è invecchiato quando tu sei invecchiato. Quello che prima era banalità ora è un’impossibilità. Vuoi giocare a calcio e non riesci, vuoi ballare tutta la notte e non riesci. E la tua vita per molte ore della tua giornata è questo: volere e non riuscire. Non c’è momento più triste di quello in cui desideri qualcosa e il corpo di impedisce di averla. Il corpo è bastardo.


Il corpo serve solo a offrirti false illusioni. Ti fa credere che puoi tutto, ti nutre di sensazioni. E poi te le sottrae poco a poco. Una per una, piano, perché faccia più male. Devi solo essere capace di scoprire nuove sensazioni. Come un bambino. Un bambino che pur avendo pochi giocattoli avrà sempre tutti i giocattoli del mondo. Un bambino che trasforma un paio di calzini in un aereo, un osso di pollo nella torre Eiffel, una maglietta bucata nell’occorrente per giocare a calcio. Invecchiare è trasformare un corpo incapace di avere emozioni sperate in un parco giochi da esplorare.


Più delle malattie, più della crisi economica, più che delle sconfitte di tutti i giorni, la grande tragedia del mondo è adeguarsi alla realtà. Perché è l’assenza dei sogni, l’assenza di obbiettivi, l’assenza di progetti, l’assenza di volontà: l’assenza di rivoluzione. E c’è sempre meno rivoluzione al mondo. Se non c’è la rivoluzione puoi essere tutto tranne che più felice.


Il problema del mondo non è la massificazione, è la maificazione. La massificazione del ma. Il problema del mondo è linguistico. Il problema del mondo non sono le convulsioni; sono le congiunzioni. L’ossessione, diabolica, nei confronti del però, del nonostante, del tuttavia. “Però” un cazzo. “Nonostante” un cazzo. “Tuttavia” un cazzo. Il novantanove per cento delle persone dice “ma” ogni volta che parla; e il restante due per cento è felice. Per quanto siano grandi le difficoltà, per quante volte si creda di non farcela. Per quanto tutto sembri dire “ma”, c’è sempre qualcuno che non si adegua.


Anche se può sembrare evidente, il grande segreto per rimanere vivi è morire soltanto quando si viene seppelliti. Fino a quel momento hai l’obbligo di sognare, di proiettare, di credere. Fino a quel momento ai l’obbligo di tentare. E per tentare non è mai tardi.


Se hai ottant’anni e vuoi ancora provare il miglior orgasmo della tua vita: vai, tenta. Se hai novant’anni e vuoi ancora scrivere il libro della tua vita: vai, tenta. La cosa più probabile è che tu non ci riesca. Ma solo l’improbabile merita lo sforzo. Persino la felicità, se è prevedibile, è una tristezza. Credere nell’improbabile è, probabilmente, la migliore decisione che si possa prendere nella vita.


Osa vedere, vedere davvero. Vedere cose che solo tu riesci a vedere. Tu vedi cose che nessun altro vede. E da queste visioni che ho io e che hai tu nasce l’evoluzione del mondo. Il mondo progredisce solo quando queste visioni si trasformano in realizzazioni.


Credere in ciò che vedi e osare scommettere su ciò che vedi è l’unica forma di altruismo che il mondo ti chiede di abbracciare. Scommetti su ciò che è soltanto tuo.


Il peggior cieco non è chi non vede; e neppure chi non può vedere. Il peggior cieco è chi si limita a vedere.


La grande tragedia del mondo è adeguarsi alla realtà – Prometto di sbagliare di Pedro Chagas Freitas

Prometto di sbagliare è un fenomeno editoriale senza paragoni. Appena uscito ha conquistato la vetta di tutte le classifiche bestseller, rimanendo per mesi ai primi posti. È stato venduto in tutto il mondo dopo aste agguerrite.

Bisogna essere bambini. Imparare a invecchiare è imparare a giocare. Essere vecchi è imparare tutto di nuovo.

Il mondo è cambiato quando tu sei cambiato. Il mondo è invecchiato quando tu sei invecchiato. Quello che prima era banalità ora è un’impossibilità.

Vuoi giocare a calcio e non riesci, vuoi ballare tutta la notte e non riesci. E la tua vita per molte ore della tua giornata è questo: volere e non riuscire. Non c’è momento più triste di quello in cui desideri qualcosa e il corpo di impedisce di averla. Il corpo è bastardo.

Il corpo serve solo a offrirti false illusioni. Ti fa credere che puoi tutto, ti nutre di sensazioni. E poi te le sottrae poco a poco. Una per una, piano, perché faccia più male.

Devi solo essere capace di scoprire nuove sensazioni. Come un bambino. Un bambino che pur avendo pochi giocattoli avrà sempre tutti i giocattoli del mondo. Un bambino che trasforma un paio di calzini in un aereo, un osso di pollo nella torre Eiffel, una maglietta bucata nell’occorrente per giocare a calcio.

Invecchiare è trasformare un corpo incapace di avere emozioni sperate in un parco giochi da esplorare.

Più delle malattie, più della crisi economica, più che delle sconfitte di tutti i giorni, la grande tragedia del mondo è adeguarsi alla realtà.

Perché è l’assenza dei sogni, l’assenza di obbiettivi, l’assenza di progetti, l’assenza di volontà: l’assenza di rivoluzione.

E c’è sempre meno rivoluzione al mondo. Se non c’è la rivoluzione puoi essere tutto tranne che più felice.

Il problema del mondo non è la massificazione, è la maificazione. La massificazione del ma. Il problema del mondo è linguistico. Il problema del mondo non sono le convulsioni; sono le congiunzioni.

L’ossessione, diabolica, nei confronti del però, del nonostante, del tuttavia. “Però” un cazzo. “Nonostante” un cazzo. “Tuttavia” un cazzo.

Il novantanove per cento delle persone dice “ma” ogni volta che parla; e il restante due per cento è felice. Per quanto siano grandi le difficoltà, per quante volte si creda di non farcela.

Per quanto tutto sembri dire “ma”, c’è sempre qualcuno che non si adegua.

Anche se può sembrare evidente, il grande segreto per rimanere vivi è morire soltanto quando si viene seppelliti. Fino a quel momento hai l’obbligo di sognare, di proiettare, di credere. Fino a quel momento ai l’obbligo di tentare. E per tentare non è mai tardi.

Se hai ottant’anni e vuoi ancora provare il miglior orgasmo della tua vita: vai, tenta. Se hai novant’anni e vuoi ancora scrivere il libro della tua vita: vai, tenta. La cosa più probabile è che tu non ci riesca. Ma solo l’improbabile merita lo sforzo. Persino la felicità, se è prevedibile, è una tristezza. Credere nell’improbabile è, probabilmente, la migliore decisione che si possa prendere nella vita.

I giochi perduti di Pietrino Fabiano – Recensione

In un lunedì nevoso di Novembre provo ad immergermi in una lettura totalmente diversa dalle solite. Un libro che mi riporta nel mio paese, alle mie origini. Quelle fatte di pomeriggi primaverili aspettando il permesso di poter andare a giocare fuori.

Così, in mezzo alla strada, con qualsiasi cosa ci capitasse fra le mani. Tutto poteva diventare un nuovo gioco, bastava un gesso per costruire a terra la piantina di una casa, piena di stanze.

Oppure, bastava una scala e un marciapiede e noi lo immaginavamo come un castello o un trampolino per tuffarci. Con l’immaginazione puoi tutto, non hai bisogno di qualcosa di materiale.

Pietrino Fabiano cerca con questo libro di trasmettere quella semplicità che contrastigueva i bambini di una volta. Ci parla degli anni 60, in un paese del sud Italia; si trova in Calabria, a Rocca di Neto che sorge sul fiume da cui prende il nome.

La parte alta di questo paesino è chiamata “u Casinu” ed è proprio questo il posto in cui prendono vita i giochi dei bambini di un tempo. Quelli che, come dicevo prima, erano capaci di inventare l’inverosimile, pur di divertirsi senza alcuna spesa, senza nessun gioco materiale.

Sono proprio questi giochi semplici che Fabiano ci descrive nei particolari. Ho riconosciuto “U fazzolettu”, anche se noi lo chiamavamo “Ruba bandiera” e la “Campana”; lo imparai per la prima volta da mia nonna, perché nei caldi pomeriggi d’estate non c’erano solo i bambini a giocare per le strade, ma anche le nonne e le vicine di casa. Loro si riunivano davanti alla porta, portandosi rigorosamente la sedia e rimanevano lì delle ore a spettegolare e a dare un’occhiata ai nipoti. E proprio in queste occasioni, le nonne ricche di esperienza tiravano fuori questi bellissimi giochi per tenere occupati tutti i nipoti. Anche “il gioco della corda”, “nascondino” o “il gioco del filo” erano alcuni di questi.

Io sono nata nel ’92, eppure, nel mio piccolo paese vicino Crotone, facevo questi giochi; alcuni li conosco molto bene, altri li ho scoperti grazie a questo libro. Ma probabilmente a quell’età mi sarebbero piaciuti tutti.

Questa raccolta di giochi vuole proprio trasmettere la semplicità di un tempo, ma soprattutto l’importanza che si dava alle cose. Forse sono solo dei giochi, forse è proprio grazie a quelli se una volta si era più svegli, più portati per le cose manuali e più capaci di arrangiarsi con poco. Oggi abbiamo bisogno di troppo o effettivamente crediamo solo di averne bisogno.


Sinossi: Questo libro racconta i giochi d’infanzia dell’autore, ne descrive dettagliatamente le regole e poi li fa rivivere insieme ai compagni di un tempo, tra quelle “rughe” polverose, dove si affacciavano le piccole case umili e stracolme di bimbi. Si giocava in ogni rione, a qualsiasi ora, e difficilmente ci si addentrava in “territorio nemico” da soli, perché si rischiava di restare prigionieri e subire le angherie degli altri ragazzi. Ogni rione aveva la sua banda, con a capo un “generale”, come quella della “Via Pal” o delle “Camicie rosse” del mitico romanzo ungherese.

I giochi scandivano le stagioni, c’erano quelli estivi e primaverili, quelli invernali e autunnali, perché un tempo esistevano tutte le stagioni. Non esisteva noia, il tempo correva velocemente e la sera si era così stanchi che anche il sonno diventava un piacere. Questi i ricordi di un’infanzia che, a dispetto del progresso tecnico e scientifico, l’autore rivivrebbe integralmente.

Pietrino Fabiano è nato a Rocca di Neto nel 1956. Direttore amministrativo in pensione dal 2014. Il suo primo lavoro a 20 anni presso la Direzione Didattica di Esine (BS), poi un lungo periodo all’istituto tecnico indutriale “G. Donegani” e al quarto circolo didattico, infine al Liceo Classico “Pitagora” di Crotone. Oggi mette a disposizione gratuitamente della UIL scuola di Crotone la sua pluriennale esperienza. I giochi perduti è la sua prima avventura letteraria.

Per l’acquisto: Calabria letteraria Editrice

Nulla è più pericoloso del ragionevole – Prometto di sbagliare di Pedro Chagas Freitas

Prometto di sbagliare è un fenomeno editoriale senza paragoni. Appena uscito ha conquistato la vetta di tutte le classifiche bestseller, rimanendo per mesi ai primi posti. È stato venduto in tutto il mondo dopo aste agguerrite. La rete è invasa di commenti e migliaia di fan l’hanno eletto libro dell’anno.

Quello che non è nè buono nè cattivo – è più o meno buono o meno cattivo.

Quello che non entusiasma nè deprime, che non offre nè orgasmi nè lacrime. Che non fa nè caldo nè freddo.

Nulla è più pericoloso del ragionevole.

E della ragione. La dannata ragione. Il novanta per cento della gente passa il novanta per cento del tempo in cerca di cose che nel novanta per cento dei casi non servono a un bel niente.

La dannata ragione. E poi c’è il “Te l’avevo detto”, l’ “io al tuo posto avrei agito diversamente”. L’abominevole “è proprio quello che ho detto”.

Tutto per via della ragione, tutto per la bestia della ragione.

Solo chi non ha paura di non aver ragione può essere bestiale. Quelli che sanno non possono sbagliare.

Quelli che sanno di fare continuamente una merdata dopo l’altra. Non perché vogliano. Non perché non ci abbiano provato. Ma semplicemente perché l’hanno fatto, hanno rischiato perché hanno fatto un passo in avanti quando tutte le bestie intorno, per paura, gli avevano detto di starsene fermi.

Un imbecille che ci prova è sempre meglio di un genio che sopporta.

Citazioni – Signore delle ombre di Cassandra Clare (The Dark Artificies #2)

Fai finta di non prestare attenzione, invece assimila ogni dettaglio. La vita di un Cacciatore può dipendere da ciò che sa.

Gwyn il Cacciatore


“C’è un motivo se ti ricordi tutte le cose imbarazzanti che mi succedono?” Si chiese lui ad alta voce.
“Qualcuno deve pur farlo.”

Julian ed Emma


Penso che non si possa estirpare l’amore completamente. Penso che dove c’è stato amore, ci saranno sempre delle braci, così come i resti di un falò sopravvivono alla fiamma.

Mark e Cristina


Julian era il genere di persona che sarebbe potuto scendere all’inferno e uscirne con il diavolo in persona che gli doveva un favore.

Emma


Sei il ragazzo che fa quello che c’è da fare perché nessun altro vuole farlo.

Emma


Non esisteva un modo delicato per separare Jules ed Emma. Il solo gesto di dividerli sarebbe stato un atto di violenza, uno squarcio nella stoffa nel mondo.

Cristina


Tutti hanno paura di qualcosa. Abbiamo paura perché teniamo alle cose. Abbiamo paura di perdere le persone perché le amiamo, paura di morire perché diamo valore alla vita. Non augurarti di non avere mai paura di nulla. Vorrebbe solo dire che non stai sentendo nulla.

Julian


Gli eroi non sempre sono quelli che vincono. Sono quelli che perdono a volte. Però continuano a combattere, continuano a provarci. Non si arrendono. Ed è questo che fa di loro degli eroi.

di Clary, riportata da Emma

Wolfheart. La ragazza lupo di Alessia Coppola – La Corte Editore

Buongiorno lettori e buon giovedì! Oggi post straordinario sul blog per parlarvi del nuovo libro di una autrice, illustratrice e anche una blogger. Lei è Alessia Coppola!

TITOLO: Wolfheart. La ragazza lupo
AUTORE: Alessia Coppola
EDITORE: La Corte Editore
GENERE: Urban Fantasy
PREZZO: cart. 16,90 €
PAGINE: 320

Trama: Aylena non è una ragazza come le altre. È stata maledetta ed è costretta a convivere con due nature: quella di demone e quella di lupo. Per liberarsi dal maleficio e ritrovare la sua umanità, dovrà così affrontare un viaggio irto di pericoli, attraverso il tempo e le distanze, che la faranno diventare una spietata cacciatrice. Ma tutto cambierà, quando arriva Adrien, un soldato a servizio di un ordine di cacciatori di creature soprannaturali. Sarà lui la chiave che le permetterà di essere finalmente libera, ma sarà anche colui che imbriglierà il suo cuore. Tra battaglie, incantesimi, segreti e cospirazioni Aylena compierà il suo destino, scoprendo però che il prezzo da pagare sarà più alto di quanto avesse mai temuto.


L’immortalità è il desiderio più profondo dell’uomo. Eppure tutti ignorano quanto essa sia pregna di noia e di un vuoto che si propaga nel tempo come un’onda ciclica senza mai fine.»

Ci fu un lungo silenzio, lui non sapeva come replicare a quelle pa­role così pregne di malinconia e dolore.

«Sono stanca, Adrien. Devo spezzare la mia maledizione.»

«Ho giurato che ti aiuterò.»

«So che lo farai, ma non vorrei metterti in pericolo. Non ne vale la pena per una come me. Al momento sono una mezzosangue, ricor­di?»

«Proprio per una come te varrebbe la pena combattere.»

Ebbe l’impulso di sfiorarle il dorso della mano e stringerla tra le sue, ma si trattenne.

Le stelle divennero opache e l’alba iniziò a mostrarsi. «Va’, sto per mutare» mormorò lei.

«Voglio restare» insisté.

«Perché mai?»

«Per non lasciarti sola a questa nuova alba.»

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Signore delle ombre di Cassandra Clare (The Dark Artificies #2) – Recensione

Signore delle ombre è uno di quei libri da gustare lentamente. Non è una storia da leggere tutta in una notte, non perché non sia facile farlo, anzi, sono quasi 700 pagine che volendo si leggono in pochissimo tempo.

In questo libro della Clare, come nei precedenti, possiamo trovare di tutto. L’amore fraterno quello più importante, la forza dell’amicizia e l’amore passionale e proibito.

L’autrice è capace di racchiudere in un solo libro tante tematiche importanti, e pur essendo un fantasy riporta alla luce quelli che sono i problemi reali che affliggono la società di oggi.

L’amore omosessuale è quello che emerge più di tutti. L’amore fra due razze, che sia uno stregone e uno shadowhunters o una fata e una mezza fata, poco importa.  Sarà un problema per la legge, ma non per i personaggi di questa trilogia. L’amore è amore in tutte le salse.

La storia è piena di avvenimenti. Siamo abituati, nella maggiorparte dei libri, a leggere un’introduzione alla storia e ai personaggi; la parte centrale del racconto in cui si svolgono gli avvenimenti più importanti e infine l’epilogo. In questo libro è come se mancasse l’epilogo, ti lascia completamente con il fiato sospeso in attesa dell’ultimo capitolo.

La Clare inserisce tante parti avventurose e tanti personaggi principali, perché racconta la storia di tutti anche se questi si trovano in posti diversi. Quindi passa da Julian ed Emma nel mondo delle fate o in Cornovaglia; a Ty, Livvy e Kit nell’istituto di Los Angeles o in quello di Londra; Cristina, Kieran e Mark con i loro problemi di fate e infine Diana e il console a Idris. Ogni personaggio è importante e ognuno ha la sua storia da raccontare. Non è facile appassionarsi a un solo personaggio, si rischia di amarli tutti con tutte le loro sfaccettature. Non c’è un protagonista, sei tu a scegliere il tuo.

Il mio rimane Julian, mi rispecchio molto nel suo carattere. E’ una di quelle persone buono e dolce all’esterno, ma che in realtà è capace di nascondere a tutti quello che prova. Perché prima di tutto c’è il dovere, poi segue tutto il resto. E’ impossibile leggere fino in fondo la sua anima, perché riesce a dissimulare la verità e ad ingannare chi gli sta intorno. E’ una faccia da Poker, un giocatore corretto ma furbo.

Se avete letto tutti i libri precedenti anche “Le origini” e “The Mortal Instruments”, vi divertirete a cercare di ricordare i personaggi e le vecchie storie. Perché in questa nuova serie vengono spesso richiamati fatti già accaduti e vi assicuro che non è facile ricordarsi tutto. Ma avere un quadro generale è molto gratificante alla fine.

Detto questo, spero davvero che il 2018 passi in fretta, perché non vedo l’ora di leggere l’ultimo capitolo di questa trilogia!

La Serie

The Dark Artifices

Taylor Tales: Senza Cuore di Romina Scarpanti – Recensione

Buongiorno lettori! Stamattina sono qui a parlarvi di un piccolo libricino, un’avventura molto particolare, si tratta di un libro per bambini dal titolo Taylor Tales: Senza Cuore scritto da Romina Scarpanti e autopubblicato ad Aprile di questo anno, lo trovate su amazon a questo link: Taylor Tales: Senza Cuore.

Si sa che quando c’è una mummia di mezzo, qualche pazzo sciroccato è sempre pronto a destarla dal suo sonno eterno.
Con quale obiettivo?
Conquistare il mondo, ovviamente!
Ma per fortuna c’è Miss Taylor, un’intrepida e abbondante (nonna) archeologa che può contare sull’aiuto inconsapevole delle sue adorati nipoti: Sophia e Amanda.
A loro ha inviato lo scarabeo, l’unico amuleto in grado di salvare la mummia dal suo destino.
Ma qualcosa va storto e cominciano i veri guai!
Tra frenetici inseguimenti, doti mistiche e svolte inaspettate… l’avvincente saga della famiglia Taylor ha inizio!

Spesso quando si pensa ad un regalo per un bimbo, cerchiamo una storia d’avventura, quando invece è per una bimba pensiamo subito ad una favola con le principesse. Ecco, il libro di cui sto per parlarvi non ha nulla di così convenzionale, è una storia piena d’avventura ma tutta al femminile o quasi!

Ci troviamo nell’antico Egitto, luogo studiato tantissimo nel corso degli anni sopratutto grazie alle conservazioni delle opere d’arte degli antichi egizi e alla perfetta conservazione dei defunti faraoni. Le famose mummie!

Bene, adesso non spaventatevi, non è una storia che fa paura! Le protagoniste sono una bimba, la piccola Maddy e sua sorella maggiore, Sophia. Entrambe appassionate della storia dell’antico Egitto grazie alla nonna, Miss Taylor, che le ha tramandato la sua passione, tutti i suoi racconti e le sue avventure.

Miss Taylor non è una nonna come tutte le altre, è un’archeologa e un’avventuriera. Non riesce mai a stare ferma, sempre a rincorrere ogni possibile indizio per scoprire un altro segreto nascosto dagli egizi. Una super nonna in pratica!

Ma alla piccola Maddy non piace solo studiare l’Egitto, lei passa granparte del suo tempo nel museo! Tanto che ha fatto amicizia, proprio con una mummia! La famosa Mummia a cui è stato rubato il cuore.

Sophia al contrario è più grande e molto più matura, non capisce fino in fondo la sua sorellina. Non è facile per lei essere quella responsabile sopratutto con la nonna scatenata che si ritrovano!

Ma se la mummia non fosse esattamente morta?
Se la nonna nascondesse molti più segreti di quello che sembra?

Vi assicuro che pur essendo una storia per bambini non l’ho trovata per niente banale, anzi, sono stata piacevolmente sopresa. Credo che l’insegnamento principale sia quello di dare una seconda possibilità. Sophia, la sorella maggiore, è una ragazza responsabile e non è facile per lei fidarsi, farebbe di tutto per proteggere la sorellina. Nonna Taylor, però aiuta la ragazza a riflettere e soprattutto a capire che bisogna guardare oltre alla corazza e non fermarsi all’apparenza.

La lettura è scorrevole e incalzante, ho trovato i dialoghi divertenti e semplici da capire. All’interno del libro troverete delle bellissime illustrazioni dell’autrice. Vengono rappresentate alcune scene particolari della storia e sono davvero realistiche e molto colorate. Sono sicura che piacerà ai vostri bambini!

 

The queen of the Tearling di Erika Johansen – Recensione

Finalmente grazie al kindle di mia sorella, sono riuscita ad iniziare delle letture in digitale che avevo tenuto in sospeso per troppo tempo.
La scelta, fra varie trilogie uscite in questo ultimo anno, è caduta su questo libro edito da Multiplayer Edizioni.
Devo dire che sono partita molto entusiasta di questa storia ma che le aspettative non sono state del tutto soddisfatte.

Il giorno del suo diciannovesimo compleanno, la principessa Kelsea Raleigh Glynn, cresciuta in esilio, intraprende un pericoloso viaggio verso il castello in cui è nata, per riprendersi il trono che le spetta di diritto.

Determinata e coraggiosa, Kelsea adora leggere e non somiglia affatto a sua madre, la fatua e frivola regina Elyssa. Protetta dal gioiello del Tearling uno zaffiro blu, dagli straordinari poteri magici e difesa dalla Guardia della Regina. Un gruppo scelto di cavalieri guidato dall’enigmatico e fedele Lazarus. Kelsea ha bisogno di tutto l’aiuto possibile per sopravvivere alle cospirazioni dei nemici. Proveranno a impedire la sua incoronazione con agguati, tradimenti e incantesimi di sangue.

Una volta diventata regina, e nonostante il nobile lignaggio. Kelsea si dimostra troppo giovane per un popolo e un regno dei quali sa ben poco, oltre che per gli orrori inimmaginabili che infestano la capitale. Kelsea deve scoprire di quale tra i suoi servitori fidarsi, perché rabbia e desiderio di vendetta si annidano fra i nobili di corte e perfino fra le sue stesse guardie del corpo. La sua missione per salvare il regno e compiere il suo destino è appena cominciata: Kelsea sarà chiamata ad affrontare un viaggio alla scoperta di se stessa e una prova del fuoco che la farà diventare una leggenda… se solo riuscirà a sopravvivere!


La mia opinione.

La storia è ambientata in un futuro prossimo, quando, dopo quello che viene definito “Il passaggio”, gli uomini hanno fondato dei nuovi regni e una nuova società per continuare a vivere.

Ecco la prima pecca del libro, questo “passaggio” non è spiegato bene e solo andando avanti con la lettura si capisce qualcosina, ma non troppo. Mi aspettavo un’introduzione sul mondo in cui ci troviamo che non c’è stata.

Kelsea ha vissuto tanti anni nella quasi completa solitudine. Le uniche due persone con la quale ha mai avuto dei contatti sono stati i suoi genitori adottivi, Carlin e Barty.

Grazia a loro, ha ricevuto un’educazione basata sul regno che avrebbe un giorno governato. Con i libri della biblioteca di Carlin ha studiato la storia prima del passaggio e la storia del regno del Tearling. Tutto quello che non ha mai visto, ha potuto immaginarlo grazie ai racconti dei due genitori e a qualche libro sopravvissuto.

Quando arriva il momento di prendere in mano il suo regno, si presentano alla porta dei soldati. Sono gli uomini che facevano parte della guardia reale e che hanno giurato di proteggere sua madre e di conseguenza anche lei. Iniziano così, un viaggio di ritorno verso la fortezza rossa.

Durante questo viaggio incontrerà molte difficoltà, molti la vorrebbero morta: suo zio Thomas che adesso siede su un trono che non è suo di diritto e la regina rossa che in tutti questi anni l’ha cercata in ogni luogo pur di ucciderla.

Inoltre, la ragazza è messa continuamente alla prova da ogni personaggio che incontra sul suo cammino. Il popolo teme la possibilità che Kelsea possa assomigliare a sua madre. Quest’ultima ha passato la sua intera vita a preoccuparsi del suo aspetto piuttosto che alle decisioni per il Tearling. Ma Kelsea non può che essere più diversa da sua madre e presto tutti se ne accorgeranno.

La storia è appassionante ma a tratti l’ho trovata pesante da leggere. In alcuni punti ci sono troppe descrizioni e troppi i capitoli dedicati ad altri personaggi. Queste interruzioni di tanto in tanto hanno rallentato la mia lettura. In altre parti invece, non sono riuscita a staccare gli occhi dalle pagine tanto sono coinvolgenti gli avvenimenti!

Ho apprezzato lo stile dell’autrice soprattutto perché durante la lettura ti fa sentire molto partecipe delle decisioni prese da Kelsea. Il lettore si sente coinvolto nella storia, scopre pian piano il regno e i segreti della corona proprio insieme alla portagonista.

Ma ci sono altre cose oltre alla storia che mi sono piaciute. Innanzitutto, la figura dei genitori adottivi di Kelsea. Carlin viene presentata come una donna burbera e severa che non ha ma dimostrato alcun affetto per Kelsea. Barty, al contrario, è quello che si è preso cura di lei e l’ha fatta sentire a casa.

I due genitori avevano un ruolo importante ed era quello di forgiare quella che sarebbe stata la loro futura regina. Ma non è facile per una ragazzina capire i comportamenti di un genitore.

Questo particolare credo che insegni molto agli adolescenti di oggi. Quei ragazzi che fanno fatica a comprendere i propri genitori e ad avere un contatto con loro.

E con questo posso concludere dicendovi che complessivamente la lettura mi è piaciuta! Ho già iniziato il secondo volume e ve ne parlerò prestissimo!

Aporia di Renato Mite – Recensione

Oggi vi parlo del nuovo libro di Renato Mite, di questo autore avevo già letto e recensito un altro libro dal titolo “Apoptosis“, del tutto diverso dal libro di cui sto per parlarvi.

Aporia è ambientato a Milano durante la settimana della moda. Federica scompare dopo aver assistito ad una sfilata. Per ritrovarla, i suoi genitori ingaggiano Edoardo e Kwame, due investigatori che dimostreranno abilità particolari. Federica è una ragazza appassionata dell’arte sartoriale, intraprendente e ambiziosa: vuole diventare una stilista, studia all’Istituto Marangoni e cerca in tutti i modi di rubare il mestiere. Ha contribuito alle prove della sfilata e ha fatto amicizia con Gerdie Lang che si sta costruendo la fama di modella ribelle. Il mondo della moda non è popolato solo da modelle e fotografi. Trovare Federica non basta più, Edoardo e Kwame devono salvarla, devono riannodare il filo che lega Federica ad un inatteso destino per tirarla fuori dai guai.

La mia opinione

La trama segue due filoni di investigazione. Da una parte Edoardo e Kwame cercano disperatamente notizie su Federica, la ragazza per la quale sono stati ingaggiati. Dall’altra Kwame ha una ricerca in sospeso da tanti anni e tante domande alla quale non è riuscito a dare una risposta.

La vita di Federica è appesa ad un filo, ed entrambi i protagonisti sanno che la velocità è la cosa più importante in questi casi. I genitori di Federica sono sicuri che la ragazza non si sarebbe mai allontanata volontariamente. Ma purtroppo le piste da seguire scarseggiano.

Apparentemente “Aporia” sembra un semplice giallo, ma ad un certo punto, reale e soprannaturale si intrecciano. Ed è proprio questo particolare che rende interessante la storia.

Kwame, infatti, ha un segreto. In alcuni momenti si assenta totalmente e ha delle “sensazioni”. Riesce ad entrare nella mente delle persone e vedere quello che vedono, percepisce se dicono la verità o se mentono. Questo aiuta molto Edoardo, passo dopo passo, ad entrare in contatto con tutte le possibili persone che conoscono Federica.

Nella storia è affrontato il tema dell’Aporia che, nella filosofia greca, indica l’impossibilità di dare una risposta precisa ad un problema poiché ci si trova di fronte a due soluzioni. Ed entrambe possono essere quelle giuste. I due investigatori si trovano spesso davanti ad un problema del genere e non è così semplice seguire una pista quando le porte che si aprono sono troppe e tutte possibili.

Per concludere, ho trovato questa lettura molto scorrevole. Pagina dopo pagina, si rimane intrigati dal caso da risolvere tanto da rimanere delusi man mano che le varie piste più probabili vengono scartate.  Forse la scrittura non è abbastanza incalzante e non sono riuscita a tenere gli occhi incollati alle pagine come avrei voluto. Nonostante tutto, l’ho trovata una lettura semplice e senza troppo impegno, ma sicuramente piacevole!

 

Il regno della terra #4 di Laura Rocca – Recensione

Quando si dice leggere 600 pagine e non accorgersene, con i libri di Laura ormai ho capito come funziona! Una volta che entrate nel tunnel è difficile riuscire a fermarsi senza essere arrivati alla fine!

Devo riverlarvi che il mio personaggio preferito è ufficialmente Aidan! E’ stato sempre sincero, puro e genuino senza mai perdere la mia fiducia nei suoi confronti, al contrario di Celine, perché continuo a dubitare di lei ogni volta che la trama prende una piega pericolosa! Mavi si riconferma il personaggio che mi somiglia di più, quella che combatte sempre per le persone a cui vuole bene, e anche se non può sempre proteggere tutti fisicamente si arrabbia e punta i piedi davanti alle ingiustizie!

Ci sono diverse cose che mi piacciono dello stile di Laura. La prima è che non lascia mai nulla di incompleto. Mi è capitato spesso di leggere delle storie che dopo il lieto fine, finiscono così senza un “Cosa è successo dopo?”. Sono quei finali che ti lasciano l’amaro in bocca, sei arrivata alla fine ma non sei pienamente soddisfatta. Nel caso di Laura, invece, è riuscita a darmi quel qualcosa in più sul finale, quelle spiegazioni che ti fanno sembrare i personaggi veri.

E’ difficile parlarvi di quello che mi è piaciuto di questo libro perché rischierei di dirvi troppo sulla trama. Sicuramente è una storia piena di colpi di scena, si vede dal modo in cui è intricata la trama che non è stata scritta così su due piedi. Sono sicura che se riuscite a trovare una falla Laura saprebbe spiegarci il perché. I personaggi sono così tanti che se non fossero descritti molto bene, si farebbe davvero fatica a ricordare di chi e di cosa stanno parlando.

Adesso dobbiamo aspettare il 2018 per gli ultimi due libri della saga! Nel frattempo se non avete ancora iniziato vi consiglio di iniziare subito! Vi lascio qui sotto tutti i link che vi servono!

Il mondo che non vedi #1 – Recensione – AMAZON

Il regno dell’aria #2 – Recensione – AMAZON

Il regno del fuoco #3 – RecensioneAMAZON

Il regno della terra #4 – AMAZON

 

Il regno del fuoco #3 di Laura Rocca – Recensione

Eccomi a parlarvi del terzo volume di questa serie. Nel libro precedente abbiamo visto Celine, con molte difficoltà, riuscire a recuperare la lama d’aria. Il rapporto con Aidan che all’inizio del secondo capitolo di era incrinato, sembra essersi risolto. Finalmente, anche se in segreto, riescono a stare insieme. Hanno deciso di lottare per il loro amore piuttosto che cedere al volere degli spiriti. Questi d’altro canto non sono molto contenti di questa scelta e sembrano ostacolare in tutti i modi Celine mettendona in difficoltà nella ricerca dell’arco di fuoco.

In questo terzo volume, infatti, la spedizione guidata da Celine, si sposta in un nuovo regno. Il regno di fuoco è quello più caldo, le temperature altissime mettono a dura prova tutti i componenti della spedizione, che non sono abituati a vivere nel deserto. Fortunamente le tute dei laoich, permettono sia a Celine che ai guerrieri di proteggersi dalle interperie.

In questo libro conosciamo dei nuovi personaggi come Kenina, la figlia del sovrintendente del regno del fuoco. La ragazza ha un temperamento e un carattere molto combattivo e con coraggio e determinazione, guida il gruppo nel deserto alla ricerca del luogo di forgiatura dell’arco di fuoco.

Viviamo delle nuove storie d’amore e mentre Celine e Aidan combattono fra la paura di essere scoperti e la presenza costante di Kaina che cerca di conquistare il guerriero biondo. Brian cerca di conquistare Mavi e di convincerla del suo amore sincero, anche se la ragazza non riesce a fidarsi di lui pur amandolo.

La scrittura di Laura è scorrevole e piena di descrizioni, in alcuni momenti sembra davvero di essere lì, insieme a Celine. All’inizio sono andata molto a rilento, ma dopo la metà ho dovuto per forza finirlo tutto d’un fiato. Forse fra i quattro è quello che mi è piaciuto di meno, ho adorato il regno dell’aria e sopratutto il regno della terra e ve ne parlerò fra qualche giorno!

Finalmente abbiamo molte più risposte alle domande che ci siamo posti all’inzio di questa saga ma vi anticipo che non è per niente finita!

Il mondo che non vedi #1 – Recensione – AMAZON

Il regno dell’aria #2 – Recensione – AMAZON

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Se potessi rivederti di Marc Levy – Recensione

Dopo aver letto “Se solo fosse vero”, ho deciso di immergermi nella lettura del seguito di questa duologia.

Se potessi rivederti, inizia qualche mese dopo il risveglio di Lauren. Lei ha ripreso la sua vita da tirocinante nel reparto di neurologia dell’ospedale di San Francisco. Arthur, invece, si è buttato a capofitto in un nuovo progetto dall’altra parte del paese, per provare, inutilmente, a dimenticare Lauren.

Anche in questo libro, ritorna il tema del coma e del modo in cui chi si trova in questo stato possa in qualche modo comunicare con il mondo esterno, anche se non se ne rende conto. Lauren purtroppo non ricorda assolutamente niente dei mesi passati in coma, per lei sono un buco nero. Per Arthur invece no. Ricorda tutto e questo non gli permette di andare avanti.

Di questa storia mi piace assolutamente questa matrice fantascientifica, i fantasmi e il loro mondo in qualche modo mi affascina. Ma in ogni caso, ho trovato quasi superfluo questo seguito, mi è sembrato solo un modo per voler a tutti i costi arrivare ad un lieto fine. Un pò come il seguito de “Il cavaliere d’inverno”, per non parlare del terzo!

Io adoro i lieto fine, ma in questo caso l’ho trovato molto forzato, la storia in un certo senso si ripete. Inoltre, mi è sembrato superfluo l’inserimento di storie di altri personaggi secondari e marginali alla storia. In compenso, ho adorato Miss Morrison e il suo Pablo, mi hanno fatto troppo ridere!

Per dieci minuti di Chiara Gamberale – Recensione

Per dieci minuti, solo dieci. Nessuno immagina cosa è possibile fare in così pochi minuti. La verità è che perdiamo molto tempo e in un niente arriviamo a sera. La giornata sembra volata via e finiamo per fare sempre le stesse cose. Scuola o lavoro, pranzo, cena e dormire.

Ma come facciamo ad arricchire noi stessi, facendo sempre le stesse identiche cose ogni giorno?

Chiara si trova in una situazione simile, ha sempre vissuto allo stesso modo sin dal liceo, quando ha conosciuto il suo primo fidanzato che poi è diventato suo marito e tutto le è sempre sembrato perfetto così, senza aggiungere altro.

Finché, dopo aver lasciato il nido nel paese in cui ha sempre vissuto, si ritrovano, lei e suo marito in una nuova casa a Roma, e le cose vanno via via sfaldandosi.

Chiara, dalla vita perfetta che pensava di avere, si ritrova senza un lavoro, senza marito e senza più idee per il suo prossimo libro.

Come ha fatto ad arrivare fin li?
Come fare ad uscire da questo abisso senza fine?
E’ proprio da qui che inizia il suo gioco dei dieci minuti.

Solo dieci, così dice la sua psicologa. Per dieci minuti al giorno deve impegnarsi a fare qualcosa che non ha mai fatto. Per Chiara sembra una cosa impossibile, ma decide di impegnarsi.

Grazie a questo gioco, si iscrive per la prima volta in palestra, indossa un abito di babbo Natale, comprato in un negozio cinese, cammina di spalle in mezzo alla gente e pianta dei peperoncini, per non parlare del punto a croce! E nel frattempo, queste cose l’ha fanno riflettere, capisce chi è e cosa può fare. Non ha bisogno di un marito, nè del lavoro che aveva prima, può realizzarsi come vuole anche se non ballerà mai l’Hip hop!

E’ una cosa che dovremmo fare tutti. Magari non proprio tutti i giorni. Ma ogni tanto quando ci succede qualcosa di strano o la vita ci pone davanti una possibilità ignota, forse dovremmo prenderla quella possibilità e non escluderla solo perché è una cosa che non avremmo mai fatto.

Per conoscere se stessi bisogna sperimentare e per sperimentare bisogna guardare le cose con occhi diversi, con delle nuove prospettive.

L’enigma del libro dei morti di Martin Rua – Review Party

Martin Rua è l’autore di questa nuova saga edita dalla Newton Compton Editori.

Dopo il primo libro della “Prophetiae Saga” dal titolo – la profezia del libro perduto. Martin Rua ritorna con un nuovo capitolo della saga.

Questo nuovo thriller è ambientato in tre luoghi e in tempi diversi, ma hanno tutti qualcosa in comune.

La storia inizia a Linguadoca nel 1548, quando si diffuse una terribile epidemia. I sintomi erano quelli della peste, ma mentre da un lato ci sono i credenti che mettono al rogo tutti coloro che vengono contagiati, da un altro c’è un medico, il Dottor Domergue che inizia le sue ricerche per capire come arginare il problema e trovare un rimedio. In quello stesso periodo e luogo viveva anche un personaggio molto importarte per la nostra storia, Michel Nostradamus. Colui che con le sue profezie continua ancora oggi a mettere scompiglio fra i credenti.

La storia si sposta in Francia, ma diversi secoli dopo, nel 2004. Durante una spedizione archeologica viene ritrovata una parte del tesoro perduto dei catari ed una scatola contenente delle fiale dal contenuto ignoto e accompagnate da un messaggio cifrato. Ma mentre si mobilitano per provare a capire questo strano ritrovamento in mezzo al tesoro, i finanziatori fanno di tutto per nascondere questa scoperta facendo scomparire tutto.

Charpentier, presente durante la spedizione, è l’unico ad avere sospetti sul quel ritrovamento, sopratutto per l’impegno degli stessi finanziatori a voler insabbiare tutto.

La storia arriva infine ad oggi. Ci troviamo ad Aleppo dove la popolazione non solo deve riuscire a sopravvivere ai bombardamenti. Si aggiunge per loro un’altra piaga, una nuova malattia sta uccidendo tutti, dai più grandi ai più piccoli, ed è molto contagiosa. Uno dei medici, però, convinto di voler salvare più persone possibili e curarle; oltre ad occuparsi dei feriti per i bombardamenti, ha iniziato delle ricerche per trovare una cura a quella che sembra proprio essere la famosa peste debellata molti secoli prima. Ma è esattamente la stessa? Esiste davvero un modo per curarla? E’ proprio questo medico che con le sue ricerche si ritrova ad un passo dal scoprire la soluzione.

Anche l’europa, a chilometri di distanza non riesce a rimanere immune a questa ondata di epidemia, e in qualche modo il contagio arriva fino alla Francia, in cui scatta subito l’emergenza sanitaria. All’inizio riescono a nascondere tutto, ma quando la popolazione insorge, le cose si complicano. Ma fortunatamente ad accorrere in aiuto al governo arriva proprio il discendente di Nostradamus, Gabriel.

Ci sono diversi collegamenti, diverse storie, diversi tempi e luoghi. Tutti, però, hanno qualcosa in comune, la presenza di Nostradamus in entrambi i casi è il collante della storia.

Purtroppo niente è come sembra.
Da dove vengono le fiale ritrovate nel 2004?
Perché qualcuno ha voluto nasconderle e cosa contengono?

Sono diverse le domande che vi accompagneranno nella lettura di questo thriller. Il mistero da risolvere è complesso, da una parte la volontà di eliminare la minaccia batterica che incombe, dall’altra la voglia di scoprire di più e tramandare ai posteri le proprie scoperte.

Io ho sempre lo stesso problema con questo genere di libri, la moltitudine di luoghi e di personaggi rallenta la mia lettura. Passiamo da un capitolo all’altro cambiando completamente scenario e i nomi sono davvero tanti da ricordare. Ma alla fine l’ho trovata una lettura incalzante e piena di particolari che sono sicura vi terrà compagnia, e se amate un po’ di storia, profezia e quel pizzico di magia, allora questo libro vi piacerà.


Per concludere, ringrazio la casa editrice Newton Compton per averci permesso di leggere questo libro in anteprima e un grazie va a Isabella del blog “Bosco dei sogni fantastici” per averci coinvolti in questo evento.

Il problema è che ti amo di Jennifer Armentrout – Recensione

Ho deciso di leggere questo libro per due motivi, perché avevo bisogno di qualcosa di leggero e spensierato e perché avevo voglia di leggere una storia d’amore. In entrambi i casi devo dire che mi ha pienamente soddisfatta.

Circondata dall’affetto dei nuovi genitori adottivi, Mallory Dodge ha cercato di superare i traumi del passato, di convincersi di non avere più bisogno di essere invisibile. Ma le cicatrici dell’anima bruciano ancora e non le permettono di dimenticare.

Ecco perché dover frequentare l’ultimo anno di liceo in una scuola pubblica, dove sarà costretta a uscire dal guscio, la terrorizza. Tuttavia è proprio a scuola che accade l’inaspettato: tra i suoi nuovi compagni c’è Rider Stark, l’unico raggio di sole nella sua infanzia da incubo. Il ragazzo che in più di un’occasione l’ha protetta dalla violenza del padre affidatario. Rider però è cambiato: ha un atteggiamento arrogante, una pessima reputazione e pare che sia invischiato in una rete di cattive compagnie. Anche se, dietro quella maschera da sbruffone, Mallory riconosce ancora il suo eroe d’un tempo. Un eroe per di più molto affascinante.

Eppure gli anni trascorsi lontano da Mallory hanno segnato profondamente Rider, che ben presto si troverà davvero nei guai. E Mallory sarà la sola a poter fare la differenza. Ma riuscirà a far sentire la propria voce e a battersi per il ragazzo che ama, o la paura la farà tacere per sempre?


Commento

Una storia che riesce a coinvolgere emotivamente il lettore e prende in considerazione diversi temi tutti molto attuali. Il tema principale è l’adozione. Mallory e Rider sono due orfani. Hanno vissuto fino ai 13 anni in una famiglia affidataria che, come succede spesso, prende dei ragazzi in casa solo per i soldi offerti dallo stato.

Entrambi i ragazzi in un modo o nell’altro hanno vissuto nel terrore. I genitori adottivi erano alcolizzati e qualsiasi cosa, anche un piccolo rumore, poteva provocare attimi di terrore in casa. Dopo l’adozione di Mallory nella nuova famiglia tutto cambia. La scoperta dell’amore, dell’ammirazione, trovare finalmente qualcuno che si prende cura di lei senza ricevere nulla in cambio. Qualcuno che crede in lei.

Ma quello che ci fa riflettere fra queste righe è come in un modo o nell’altro dei traumi possano cambiarci profondamente. Le persone riflettono le brutte esperienze in modo diverso. Per i due ragazzi l’amore è venuto a mancare completamente per tutta la loro infanzia. Le esperienze passate hanno reso entrambi molto insicuri delle proprie capacità. Mallory si è chiusa in se stessa e nel suo silenzio.

Ma tutti reagiscono allo stesso modo?

No, alcuni nasconodono le insicurezze e continuano a sopravvivere, altri invece li rendono più evidenti. C’è una più grande differenza però, nel primo caso, non ci si rende conto delle proprie insicurezze e del modo in cui queste riescano a pilotare le nostre vite. Nel secondo, invece, c’è la consapevolezza di se stessi e la voglia di cambiare. Perché il primo passo per guarire è essere consapevoli di quello che siamo.

E per finire Mallory, come esempio per tutti noi, si rende conto che tutti soffrono. Qualcuno ha perso una figlia, qualcun altro scopre di avere una malattina incurabile, e altri ancora non riescono a sfuggire dalle cattive scelte di vita. La morale di questa storia è che tutti quelli che incontriamo nella vostra vita affrontano dei dolori e dei problemi, ma è il modo in cui affrontiamo la vita e le avversità che ci rende diversi gli uni dagli altri.


Ritornando al libro, ho trovato la lettura molto scorrevole, per certi versi è una storia già sentita per altri, invece, l’ho trovata molto originale. Ma come al solito quello che conta non è la storia in sè, ma quello che l’autrice voleva trasmettere. Probabilmente alla fine di questa recensione, vi chiederete di cosa parla questo libro. Bè, ho capito leggendolo che non è la trama ad essere importante, è il messaggio che porta. Non voglio rivelarvi troppo, proprio perchè dovreste riflettere leggendolo e provare ad imparare qualcosa.

Buone riflessioni!

PS. Nella sinossi, Rider viene descritto come arrogante. Questa descrizione porta il lettore ad aspettarsi una delle solite storie in cui lei rappresenta la ragazza dolce e introversa e lui lo stronzo della situazione. In realtà neanche nelle primissime pagine descriverei Rider come ragazzo arrogante, anzi rappresenta un ragazzo che riesce a nascondere le emozioni che prova e che ha messo da parte il suo passato per cercare di vivere serenamente la sua nuova vita.

Carve the mark – I predestinati di Veronica Roth – Recensione

Oggi vi parlo del libro più atteso dell’anno. Dopo la fine della trilogia di Divergent, Veronica Roth torna alla carica con una nuova storia. Si tratta questa volta di una duologia!

Carve the mark ha due voci protagoniste che si alternano capitolo per capitolo. Cyra e Akos sono i personaggi principali.
Cyra è la secondogenita di colui che governa la regione Shotet. Akos è il figlio della veggente della regione Thuve. Sono due popolazioni molto diverse che si ritrovano a vivere nello stesso pianeta ma separati da una divisione. Sono in continua guerra per conquistare tutto il pianeta, ma entrambe hanno sempre vissuto nella convizione che l’altro è l’usurpatore delle loro terre. Non è semplice riuscire a capire l’ambietazione della storia, ci sono diversi pianeti, alcuni vengono solo nominati. ogni popolazione ha delle caratteristiche particolari, delle tradizioni difficili da sdradicare. Fra i pianeti viaggia la cosiddetta Corrente, che è considerata la linfa vitale di tutto.
Ogni persona ha un dono, che in alcuni si manifesta in modo positivo in altri no. E’ un dono dovuto alla presenza della corrente, per gli abitanti di questi pianeti la corrente rappresenta l’anima che vive in ogni cosa, che la rende viva e si manifesta in ognuno di loro come un dono.
Nel caso di Cyra, la corrente le provoca dolore, è visibile sulla sua pelle come tante righe nere. Nessuno può toccarla senza provare dolore, tranne Akos, lui ha il dono contrario, blocca la corrente. Sia dentro Cyra, sia in ogni altra cosa.
Fra veggenti, viaggi fra i pianeti e vita di corte, conosceremo meglio i due protagonisti e le sfumature dei loro caratteri vissuti in ambienti del tutto diversi. Akos con una famiglia che lo ha sempre difeso e sostenuto, Cyra con un padre ed un fratello che l’hanno utilizzata come arma contro i loro nemici.
C’è qualcosa che lega queste due famiglie, i veggenti lo chiamano fato. Non tutti lo hanno ma coloro che lo ricevono sono dei predestinati, qualsiasi cosa facciano il fato si avvererà prima o poi.
Qualcuno è mai riuscito a contrastare il fato? E’ possibile cambiare il proprio dono e manipolare la corrente?
La scrittura è coinvolgente, le parole entrano dentro e annullano il resto del mondo intorno.
Ogni pensiero, sentimento e dolore di Cyra è percepibile.
Tutto quello che prova è trasparente, sembra di sentire le sue stesse sensazioni.
Quello che non è facile da seguire è la trama che riguarda i pianeti e i vari popoli. Ma diventa sempre più chiaro procedendo con la lettura. 

Non vedo l’ora esca il seguito!

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Carve the mark – I predestinati di Veronica Roth – Citazioni

“Trova un altro motivo per andare avanti” dissi. “Non deve necessariamente essere buono, o nobile. Basta che sia un motivo.”

C’era una fame dentro di me e c’era sempre stata. Una fame più forte del dolore, più forte dell’orrore. Continuava a mordere anche dopo che ogni cosa dentro di me si era arresa. Non era speranza, non mi risollevava; strisciava, annaspava, si trascinava, e non mi permetteva di fermarmi. E quando finalmente le diedi un nome, scoprì che era qualcosa di molto semplice: desiderio di vivere.

I cuori teneri rendono l’universo degno di viverci.

“E’ difficile sapere cos’è giusto in questa vita” disse.
“Facciamo quello che possiamo”, ma ciò di cui abbiamo veramente bisogno è compassione, e sai chi me l’ha insegnato questo?” sorrise.
“Tu.”

Il regno dell’aria – Le cronistorie degli elementi #2 di Laura Rocca – Recensione

Buongiorno, oggi torno a parlarvi della serie Le cronistorie degli elementi di Laura Rocca. Sono arrivata alla fine del secondo libro “Il regno dell’aria”. Cercherò di non fare spoiler, ma in ogni caso se non avete letto il primo libro vi consiglio di leggere la recensione del primo —> Il mondo che non vedi, altrimenti rischiate di rovinarvi tutta la storia!!

Alla fine de Il mondo che non vedi abbiamo lasciato Celine alle prese con un nuovo mondo tutto da scoprire. E’ consapevole di avere tante responsabilità ed un ruolo molto importante per il suo popolo. E se da una parte tutto quello che le aspetta è difficile da affrontare, lei sembra essere nata per questo compito. Segue il suo istinto e insieme ad un pizzico di determinazione riesce a spiegare le sue scelte passo dopo passo. Sono tutti meravigliati dalle sue capacità. 

In questo libro ci troviamo in Finlandia, Celine insieme ad un gruppo ristretto di collaboratori è partita alla scoperta del regno dell’aria. Un regno quasi sempre buio e freddo ma rischiarato dalla bellissima aurora boreale che affascina tantissimo la nostra protagonista ma anche il lettore.

Celine deve continuare la sua lotta contro Fàs e riuscire a recuperare la lama d’aria, ma niente sarà semplice e diversi saranno i capovolgimenti della storia. E’ difficile fidarsi, i corrotti sono dappertutto.

Per Celine tutti possono essere un pericolo. Dovrà imparare quali sono le cose che può rivelare e quali invece i segreti che sarà meglio tenere per sè.

Nel frattempo, la prescelta sta ancora cercando di capire bene come funzionano i suoi poteri. E se da una parte si rende conto che ogni volta che li utilizza le sue energie vengono meno, d’altra parte sa che per capirli deve sperimentarli, anche se il prezzo è molto alto.

In questa seconda parte della storia, molti segreti vengono svelati. Diventa sempre più difficile riuscire a mantenere il contegno quando le emozioni sono davvero forti. Conosciamo meglio Mavi, che nel primo volume era stata un po’ messa da parte, e vengono introdotti dei nuovi personaggi davvero molto ben costruiti.

La verità, in un modo o nell’altro, deve venire a galla! E devo dire che questo libro è pieno di sorprese.

Anche qui, come nel primo volume, sono diversi gli argomenti trattati: tradizione ed etichetta, che sembrano venire prima di tutto. Genitori che pensavo di fare del bene per i propri figli e invece rischiano che quest’ultimi vivano una pessima vita per compiaceli.

Celine, rappresenta colei che non è influenzata dalle regole di questo mondo e la sua politica risulta progressista rispetto ai metodi arcaici di sua nonna e del consiglio.

L’obbligo nel seguire le tradizioni mi ha ricordato molto il mondo di oggi, un mondo in cui tutto quello che è innovativo viene soffocato perché non viene capito. E’ più semplice atteneresi alle regole di sempre piuttosto che sperimentare qualcosa di nuovo.

Anche la scrittrice sembra cresciuta in queste nuove pagine, la narrazione è sempre più coinvolgente. Continuo a meravigliarmi del metodo narrativo utilizzato da Laura Rocca che, prendendo singolarmente i pensieri e le emozioni di ogni personaggio, potrebbe rischiare di diventare confusionario, e invece in questo modo il lettore sa esattamente quello che pensano e provano tutti quando poi le relazioni si intrecciano.

Dato che non riesco a resistere ho già comprato il terzo volume! Ma come ben sapete leggendo dal cellulare vado un po’ a rilento, ma arrivo! 🙂
Spero di avervi incuriosito e alla prossima!

PS. Non ho parlato di Aidan e Celine volutamente: Dovete scoprirlo da soli!

Il serial killer H.H. Holmes – Viaggi nel tempo

Stamattina mi sono svegliata con un’idea in testa e volevo rendervi partecipi di una mia scoperta storica.

Ultimamente mi capita spesso di venire a conoscenza di fatti storici apparentemente importanti o per lo meno interessanti di cui non ne sapevo davvero nulla, e invece di rimanere nella completa ignoranza ho pensato di ritagliarmi una piccola rubrica nel blog per parlarvi di queste scoperte.

NB: Se siete deboli di stomaco questo articolo non fa per voi.


Oggi vi racconto la storia di H. H. Holmes, un assassino seriale statunitense, uno dei serial killer americani più letali di tutto l’ottocento. A questo uomo, se così vogliamo chiamarlo, sono stati attribuiti oltre 200 omicidi.

Holmes visse un’infanzia violenta, suo padre soffriva di alcolismo ed era vittima di bullismo a scuola. Ci fù un particolare episodio in cui venne costretto a toccare il cranio di uno scheletro. Da questo momento in poi, la sua personalità inizia a cambiare, emergono pensieri perversi e progetta esperimenti su animali randangi.

Dopo alcuni anni, diventa un medico, si sposa e di trasferisce vicino a Chicago. In questo periodo Holmes commette il suo primo omicidio, a scopo di profitto, avvelenando una donna. Successivamente uccide una donna anziana e suo marito, prendendo le redini della farmacia in cui lavoravano.

Con i soldi di alcune frodi assicurative fece costruire un enorme edificio a tre piani che gli serviva da abitazione, farmacia, negozio e hotel: Holmes era solito infatti affittare molte delle camere. L’edificio era talmente imponente da essere soprannominato il Castello.

Era davvero un’importante costruzione e Holmes curò tutto nei minimi dettagli per portare avanti i suoi piani sadici. Fece delle modifiche alla struttura interna dell’edificio utilizzò il secondo e terzo piano per le camere da affittare, ma queste erano collegate insieme con una serie di corridoi, passaggi segreti e muri scorrevoli, un vero labirinto che diventava una trappola mortale per chiunque vi si addentrasse. Molte camere erano insonorizzate, in modo tale che nessuno potesse sentire le urla dall’interno.

Aveva istallato alcune botole sul pavimento che si aprivano a comando e facevano scivolare la vittima in cantina: lì si trovava una enorme piscina riempita di acido corrosivo, dove Holmes immergeva i corpi e i cadaveri dei malcapitati. Tutte le stanze erano inoltre delle vere e proprie camere a gas, progettate per uccidere chiunque si trovasse all’interno: tutte le porte potevano infatti essere bloccate dall’esterno, e i muri erano foderati con l’amianto: in tale modo, Holmes era libero anche di dare fuoco al gas presente nell’ambiente, evitando il propagarsi della combustione. In una delle stanze segrete si trovava infine un forno crematorio.

Holmes fu arrestato a Boston, 200 vittime dopo, mentre stava per imbarcarsi per l’Europa. Holmes confesso quasi tutti i suoi omicidi in una biografia che utilizzo per arricchirsi. Solo dopo alcuni anni venne dichiarato colpevole e condannato alla pena di morte.

Morì per impiccaggione in una lunga agonia di 15 minuti.

Ninni, mio padre di Roberto Sapienza con Vittorio De Agrò – Citazioni

Cosa ho sottolineato questa volta? Venite a scoprirlo!

 

Ognuno di noi eredita qualcosa dai propri genitori e poi rielabora a modo suo.

Ma Domineddio non la pensa così. Dispone le cose come meglio Gli aggrada, incurante dei destino degli uomini, del loro dolore. E gli uomini si illudono di poter disporre del tempo , di progettare un futuro, di poter fare i conti senza l’oste, che è onnipotente. E fa e disfà, e crea e uccide, secondo le sue bizze misteriose.

Un uomo è tale se ha uno scopo, un obbiettivo, un progetto.

[…]ti invito a non nutrire mai sentimenti di invidia e gelosia. Sono compagne di vita orribili. Le ho provate e scontate sulla mia pelle, ma oggi, se fossi vivo, potrei ancora guardare tutti a testa alta. Altri invece, ovunque siano, staranno ancora pagando per la loro meschinità morale e intellettuale.

[…] Lo sai come funziona in Sicilia, Roberto. Catania è nella Trinacria e non fa eccezione. Basta una vaga diceria, un’infondata calunnia, un vociferato sospetto, una chiacchiera tra comari e ci si può ritrovare con un’etichetta infamante addosso. Puoi essere un mafioso, un parassita, un poco di buono, ma guai se la gente dubita della tua virilità.

RECENSIONE
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Come diventare grandi nonostante i genitori – Recensione

Oggi sono in vena di film, quindi voglio consigliarvelo. Stranamente è un film tutto italiano, di solito me ne tengo alla larga. Ma questo è un periodo in cui ho bisogno di storie semplici, di quelle in cui i protagonisti affrontano problemi e difficoltà ma alla fine.. Bè, non sto a svelarvi il finale del film! 

Diciamo che seguo di tanto in tanto su Disney Channel, una serie tv per ragazzi “Alex & Co.”, racconta di questo ragazzo Alex e dei suoi 4 amici: Nicole, Emma, Christian e Sam. Hanno in comune la passione per la musica e decidono di formare un gruppo e partecipare ad un talent. Tutto questo considerando, professori odiosi, compiti infiniti e genitori che provano a contrastarli.

Il film “Diventare grandi nonostante i genitori” parte proprio da questa storia. I protagonisti sono gli stessi e la trama anche, ma questa volta si mette in mezzo anche un nuovo preside. Egli vieta ai ragazzi qualsiasi attività extrascolastica, dovrebbero solo studiare e studiare.

Ma come al solito, quando si vieta qualcosa ad un adolescente, quest’ultimo fa tutto l’opposto di quello che gli è stato detto. Quindi, fra preside e genitori che mettono i bastoni fra le ruote ai figli, i ragazzi sono messi veramente alle strette. E rischiano di non riuscire a partecipare al famoso talent alla quale si sono iscritti!

Cosa ho trovato in questo film?
Molti hanno criticato la recitazione scadente, ma devo dire che questa cosa per me è andata completamente in secondo piano.

E’ una storia che racconta il modo in cui i ragazzi affrontano le proprie scelte, c’è chi non realizza i propri sogni perché preferisce compiacere i genitori realizzando quello che loro desiderano per lui. C’è chi non capisce se effettivamente un genitore lo apprezzi, perché quest’ultimo è più preoccupato di accontentare il figlio piuttosto che condividere i suoi veri pensieri. Chi non si arrende davanti ad un no, ma continua per la sua strada sempre e comunque e chi vuole farcela da solo senza l’aiuto di nessuno. Ognuno ha la sua storia, ma tutti un problema comune.

I genitori spesso non reagiscono nei modi migliori alla vita dei propri figli, li assecondano troppo o troppo poco. La verità è semplice, fare da genitore è il lavoro più difficile del mondo.

Consigliato?

Si, assolutamente cosigliato.
Per genitori, insegnanti e soprattutto per gli adolescenti.
Seguite sempre i vostri sogni!

Ninni, mio padre di Roberto Sapienza con Vittorio de Agrò – Recensione

Una chiacchierata attesa vent’anni, così dice il titolo di questo libro.. Sono passati vent’anni dalla morte del padre di Roberto e lui non ha mai avuto la possibilità di conoscerlo per davvero.

Tutto inizia da un confronto generazionale, un nipote con uno zio. Sembra che parlino lingue diverse, ma hanno un solo obbiettivo, quello di ricordare un nonno e un padre.

Lo zio ha bisogno di raccontare e il nipote vuole conoscere veramente il nonno che non ha mai conosciuto. Ma lo zio Roberto si rende conto che non riesce a descrivere suo padre, lo ha mai conosciuto davvero?

Pensa e ripensa, ma di lui ricorda solo che era un padre severo che ha sempre cercato di imporre le proprie convinzioni a tutta la famiglia.

Carmelo che, in un certo senso, osserva la scena dall’alto, è sconvolto dalla considerazione che il figlio ha di lui. Sperava di aver lasciato un segno migliore sulla terra prima di morire, ma forse così non era stato e non è sempre possibile rimediare.

E se invece, a Carmelo venisse data questa possibilità? forse non è detta l’ultima parola.

Carmelo, infatti, grazie a Gabriele può riscattare la sua memoria facendo quattro chiacchiere con il figlio Roberto.

Nella prima e nella seconda parte del libro, Carmelo racconta a Roberto tutta la sua vita a partire da quando era molto piccolo. Il rapporto con sua madre e suo padre non era dei migliori, però era un tipo vincente e appassionato allo studio. Sembrava che la vita potesse sempre sorridergli, finché la morte del fratello e pochi anni dopo quella del padre, lo segnano profondamente.

“[…]gli uomini si illudono di poter disporre del tempo, di progettare un fururo, di poter fare i conti senza l’oste, che è onnipotente. E fa e disfà, e crea e uccide, secondo le sue bizze misteriose.”

Dopo un periodo di grande sconforto sia per lui che per sua madre, Carmelo ha continuato la sua vita mantenendo le redini della famiglia, cercando di sostenere la madre e di riuscire al meglio negli studi e nel lavoro.

“Un uomo, è tale se ha uno scopo, un obbiettivo, un progetto. […] Mio padre era un vulcano di idee ed entusiasmo.”

Nell’ultima parte del libro, che è quella in cui ho trovato molti punti di riflessione, finalmente avviene un confronto fra Roberto e Carmelo. Carmelo racconta la parte della sua vita dopo la nascita dei suoi figli. Qui Roberto inizia a contestare molti dei comportamenti del padre, perché li ricorda molto chiaramente.

Purtroppo Carmelo come tutti i padri dell’epoca, era influenzato dalla società in cui viveva, voleva proteggere i figli dalle maldicenze e dai pettegolezzi. Per questo li spronava a trovarsi una fidanzata a fare nuove esperienze, pensando di fare la cosa giusta. Ma non era così semplice.

Lo sai come funziona in Sicilia, Roberto. Catania è nella Trinacria e non fa eccezione. Basta una vaga diceria, un’infondata calunnia, un vociferato sospetto, una chiacchiera tra comari e ci si può ritrovare con un’etichetta infamante addosso.

Ognuno ha bisogno di vivere ogni tappa della propria vita al momento giusto, per alcuni questo momento arriva prima, per altri dopo. Ma per Carmelo era troppo difficile da capire, avrebbe voluto che i figli si sistemassero con il lavoro e con una famiglia.

Come fa un genitore a capire quale è il comportamento giusto da assumere con un figlio?

La risposta è che non può saperlo. Fa delle prove, fa dei tentativi e spesso sbaglia. Ma non si può colpevolizzare un genitore per i suoi errori.

Se da piccoli si è convinti che i genitori siano perfetti, man mano che si cresce si inizia a capire che non lo sono, hanno anche loro dei difetti e spesso sbagliano. L’unica cosa che dobbiamo ricordare è che le decisioni che prendono, in merito alla nostra educazione, hanno il solo e unico fine di farlo per il nostro bene. Probabilmente non lo è fino in fondo, ma tutti possono sbagliare.

A Roberto è concesso di scoprire il passato di Carmelo e il perché delle sue decisioni. Purtroppo, giorno per giorno non è semplice capire le motivazioni degli altri, sopratutto se questi ultimi sono i nostri genitori.


In conclusione, credo che la storia di Roberto e Carmelo apra molti spunti di riflessione e non solo, ci presenta un excursus storico sulla Sicilia e sulle usanze del tempo. Dall’attaccamento alla terra, fra i pettegolezzi e i problemi del paese fino all’emigrazione verso il nord dell’Italia. E’ un libro che consiglio se non cercate una lettura leggera, ma qualcosa su cui possiate soffermarvi. Perché vale la pena riflettere su quello che facciamo per i nostri figli e viceversa su quello che i genitori fanno per noi.

E ricordatevi che fare da genitore è il lavoro più difficile del mondo.

Fire. Noi siamo il fuoco di Dorotea De Spirito – Recensione

Ciao a tutti! Oggi vi parlo di un distopico/Young Adult tutto italiano. Si, perché al contrario di quello che si pensa ci sono degli autori italiani che si stanno avvicinando su questo genere!

Quello di oggi è un romanzo edito dalla casa editrice Fanucci e scritto dalla giovanissima autrice Dorotea De Spirito.

Il libro è ambientato in una città immaginaria che è risorta dopo la guerra che ha distrutto tutto il mondo. Questa nuova città si chiama Technè, un nome che richiama molto le sue caratteristiche tecnologiche. Essa è infatti regolata e controllata dalla tecnologia. In questo modo si ha maggior controllo su tutto e su tutti.

Ho adorato questo particolare, sono una di quelle persone che si emoziona quando scopre le novità hitech! Mi sarebbe piaciuto che l’autrice fosse scesa maggiormente nei particolari del funzionamento, ma capisco che non era l’intento principale!

Ritornando alla storia, la città ha una società super organizzata con a capo il cosidetto Guardiano, che regola le tre classi sociali che dividono la città. La classe Aurea, di cui fanno parte i Sapienti, Argentea, con i Guerrieri e Bronzea, con gli Artigiani.

Però per una città come Techné, in cui tutto deve essere perfetto e funzionale, affidare l’ordine e il comando totale agli uomini è diventato pericoloso. Quest’ultimi sono offuscati dai sentimenti, dalle emozioni e dalle decisioni dettate dal cuore e non sempre dalla ragione.

Tutte queste caratteristiche umane vengono definite PAZZIE a Techné. E’ assolutamente vietato alimentare questi comportamenti e questi istinti con ogni forma d’arte, come la musica, i libri, le poesie o i dipinti.

La protagonista di questa storia è Karis, la figliastra del Guardiano della città.

Pur conoscendo perfettamente il funzionamento della società, non è proprio convinta delle regole a cui sono constretti a sottostare. Spesso si trova in contraddizione con quello che le viene insegnato a scuola.

Tutta la popolazione viene controllata, in modo tale che nessuno possa cadere in errore. E per farlo vengono utilizzati dei sensori che controllano gli sbalzi dell’umore percependo l’accelerazione delle pulsazioni del cuore di ogni abitante.

Naturalmente Karis deve evitare che qualcuno si possa accorgere delle sue mancanze. E non è così facile dal momento che cercare di nascondere tutto quello che prova diventa ogni giorno più difficile. Proprio quando cerca di venire a capo a queste sue considerazioni, incontra Sun, un ragazzo con gli occhi blu, che sembra capire e condividere esattamente la sua diversità, anche lui percepisce qualcosa di strano nei metodi utilizzati dal governo.

In questa storia troverete di tutto, tecnologia e città immaginarie, amore, passione e sentimenti.

Cosa manca? Mancano le emozioni che trasportano il lettore ad andare avanti ed a leggere di più. Manca la suspance, quella che ti tiene attaccata alle pagine.

La storia ha diverse potenzialità, la trama e i personaggi hanno le basi per spiccare, però è come se la storia non raggiungesse mai il culmine, rimane sempre statica.

Al contrario il messaggio che la scrittrice ha voluto trasmettere mi è piaciuto molto, tratta degli argomenti importati e non mancano i punti dei riflessione! Per quanto l’ordine, le regole e le leggi siano essenziali alla vita, non si può vivere senza emozioni.

Letture consigliate per il giorno della memoria 2017

Oggi volevo consigliarvi due letture per questa giornata della memoria..

Il fabbricante di giocattoli di Liam Pieper

51uwrbamtlQuesta storia ci racconta del nonno Arkady – eroe scampato ai campi di sterminio nazisti, fondatore dell’impresa di famiglia e colonna della società.

Un uomo che, sprofondato nel male più assoluto, scopre la sua vocazione costruendo piccoli, rudimentali giocattoli per i bambini di Auschwitz, e così facendo trova la forza per non soccombere.

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Il farmacista del ghetto di Cracovia di Tadeusz Pankiewicz

9788851141363_00bbb76ba4fe1a23768d82c32bc1df7dE’ il 3 marzo 1941, quando Tadeusz Pankiewicz pur senza essere ebreo, si ritrova a gestire l’unica farmacia in un quartiere periferico di Cracovia: contro ogni previsione e contro ogni logica di sopravvivenza, decide di rimanere e di tenere aperta la sua bottega, resistendo ai diversi tentativi di sgombero, agli ordini perentori di chiusura e trasferimento.

Rimarrà anche quando il ghetto verrà diviso in due e in gran parte sfollato, quando diventerà sempre più difficile giustificare la necessità della sua presenza.

Pankiewicz diventa una figura cardine del ghetto: si fa testimone delle brutalità del nazismo, fedele cronista dei fatti e silenzioso soccorritore, cercando in tutti i modi di salvare la vita e, quando impossibile, almeno la memoria delle migliaia di ebrei del ghetto di Cracovia.


La signora della mezzanotte di Cassandra Clare – Recensione

Oggi vi parlo della nuova trilogia di Cassandra Clare, vi anticipo che per chi non avesse letto le altre serie contiene qualche spoiler, ma la storia si capisce e si segue perfettamente anche senza aver letto i precedenti libri.
Questa nuova trilogia infatti ha come protagonisti dei nuovi personaggi, introdotti negli altri libri, ma questa volta ci troviamo 5 anni dopo la grande guerra accaduta alla fine di “The Mortal Instruments”.

Los Angeles 2012. Sono passati cinque anni da quando Emma Carstairs ha perso i genitori, barbaramente assassinati. Dopo il sangue e la violenza a cui ha assistito da bambina, la ragazza ha dedicato la sua vita alla lotta contro i demoni ed è diventata la Shadowhunter più talentuosa della sua generazione.

Non ha però mai smesso di cercare coloro che hanno distrutto la sua famiglia e, quando si rende conto che l’unico modo per arrivare ai colpevoli è quello di allearsi con le fate, da anni in lotta con gli Shadowhunters, non si tira indietro.

È una partita molto pericolosa, ma Emma, insieme a Julian, suo migliore amico e parabatai, ha tutte le intenzioni di giocarla fino in fondo. Non solo la ragazza potrebbe finalmente vendicarsi, ma per Julian si apre la possibilità di riabbracciare il fratello Mark, che anni prima era stato costretto a unirsi al Popolo Fatato.

Inizia così una corsa contro il tempo, un’indagine ricca di colpi di scena, dove i bluff e i doppi giochi non mancano e i sentimenti più profondi sono messi a dura prova. Compreso quello che lega Emma e Julian, forse di natura diversa rispetto a quel legame puro, unico e indissolubile che dovrebbe unire due parabatai: un sentimento che la Legge non accetta.

Julian, Ty, Livvy, Dru e Tavvy sono una parte dei protagonisti di questa storia. Sono fratelli, vivono nell’istituto di Los Angeles e sono Shadowhunters. Dopo la morte dei loro genitori durante la grande guerra è stato Julian a prendere le redini della famiglia e ad occuparti dei più piccoli. Fortunatamente non ha dovuto fare tutto da solo. Emma dopo aver perso anche lei i suoi genitori, in circostanze sconosciute, si è trasferita all’istituto e dopo la guerra lei e Julian sono diventati Parabatai.

E’ proprio il legame Parabatai che lega tutta la storia di questa trilogia. La runa che Julian ed Emma hanno deciso di incidersi è permanente e li lega fino alla morte. Per gli Shadowhunters questo legame è pari a quello del matrimonio. Due persone che vivono in simbiosi, che si muovono insieme e che combattono insieme. Due parabatai sono l’uno il prolungamento dell’altro, se uno dovesse morire, l’altro rimane segnato per sempre.

Nei libri precedenti abbiamo incontrato diverse coppie di Parabatai, Jem e Will, Jace e Alec, in entrambi di casi abbiamo vissuto il loro profondo legame e adesso è il turno di Emma e Julian.

Julian è il tipico fratello maggiore, quello responsabile che si prende cura di tutti. Dopo la morte dei genitori e in assenza dei due fratelli più grandi, Mark e Helen. Ha preso lui le redini della famiglia pur avendo solo 17 anni.

Tiberius è poco più piccolo di Julian, ha un modo tutto suo di vedere il mondo e Julian ha faticato molto per cercare di capirlo e per non farlo sentire diverso. Ty è uno dei personaggi che mi è piaciuto di più, proprio perché è in continua crescita. Ci sono molto cose che non ti aspetteresti da lui, eppure ti soprende pagina dopo pagina.

Livia è la sua gemella, entrambi molto intelligenti, insieme hanno scoperto il mondo della tecnologia, anche se il conclave l’ha vietata. Quando hanno bisogno di risolvere un problema si catapultano in rete o in biblioteca. Fra i libri c’è sempre una risposta.

Poi c’è Drusilla, il suo personaggio non ha avuto una grande rivelazione in questo libro. Viene considerata quella piccola della famiglia e le sue doti non hanno ancora avuto modo di spiccare! Però mi aspetto qualcosa dal prossimo libro.

Infine, il piccolo Tavvy! Lui è proprio il più piccolo. Ha solo 7 anni e non riesce a seguire bene tutti gli avvenimenti e le svolte che prendono le indagini. Però è sempre presente, ascolta e apprende molto più di quello che i fratelli più grandi credono.

La differenza fra questo libro e i precedenti è che finora i protagonisti sono stati considerati degli adulti. Adesso invece a parte Julian e Emma facciamo i conti con dei personaggi molto più piccoli, con i loro capricci e le loro particolarità. Ammetto che alcune parti sono molto divertenti e i dialoghi accesi e incalzanti, come tutti i libri della Clare d’altronde!

Praticamente, in questa recensione non vi ho detto niente della trama. E’ stata una cosa voluta, è sempre difficile parlare di un libro che ti è piaciuto più di qualunque altro, perché rischi di dire solo che è bellissimo e ripeterlo in tanti modi diversi, ma il concetto rimane sempre quello!

Non posso fare altro che consigliarvi di leggerlo, anche se non avete letto le precedenti serie. Perché Julian, Emma e tutti i piccoli Blacktorn vi rimarrano sicuramente nel cuore.

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Il mondo che non vedi di Laura Rocca – Recensione

Il mondo che non vedi di Laura Rocca è il primo libro della serie “Le Cronistorie degli Elementi”!

Ho avuto il piacere di scoprire una saga “Urban Fantasy” completamente italiana e auto-pubblicata! Conosco virtualmente l’autrice di questo libro, e vi assicuro che è esaltante scoprire pian piano come un libro del genere riesca ad uscire fuori.. 

13632850_10209239828346812_100786698_oLaura è riuscita a catturarmi, fin dai primi capitoli, ed è curioso che io sia andata per la prima volta a visitare la città di Venezia poco tempo prima di leggere il libro. Quindi, capite l’emozione di leggere di qualche posto che avete appena visto.

La protagonista di questo romanzo è una ragazza come tante altre che si nasconde continuamente agli occhi di tutti, non si sente accettata, non si vede bella. Dopo essere stata licenziata nel negozio in cui lavorava, per il suo aspetto non perfettamente curato, ha dovuto fare i conti con se stessa, con la sua vita. Non è facile comprendere se stessi a quest’età. Non è facile accettarsi.

L’unica persona su cui Celine può contare è Matteo, il ragazzo che l’ha accolta in casa quando i suoi genitori sono morti. Ma essere accettata da Matteo le sembra naturale, mentre per il resto è tutta un’altra storia.

E se ci fosse qualcosa dietro a questa sensazione di sentirsi sempre fuori posto?

Celine fa una scoperta del tutto inaspettata ma che le cambierà per sempre la vita. Una brutta delusione fa emergere dentro di lei dei poteri, non si rende conto di quello che sta facendo ma, da un momento all’altro si accorge che nuovi arbusti sono nati dalla terra su cui lei ha poggiato le mani. E’ spaventata da tutto quello che le sta succedendo, ma per fortuna non è sola ad affrontarlo, Aiden accorre in suo aiuto.

Tutto cambia per Celine, da diversi punti di vista. Aiden la mette di fronte a delle nuove possibilità. Le permette di scoprire il mondo come non l’aveva mai visto, attraverso gli occhi di Aiden inizia la scoperta di se stessa, della sua bellezza e delle sue capacità.

L’accettazione è solo uno dei temi affrontati nel libro, ma sono davvero tanti quelli che Laura è riuscita a trattare.

L’importanza della famiglia e i sacrifici che si è disposti a fare per il bene dei propri figli e dei propri nipoti.

La lealtà, sembra ormai un valore che non viene più preso in considerazione. Essere leali con le persone che ci vogliono bene, con quelle che credono in noi e combattere per loro, se necessario.

L’amore, l’amicizia e il tradimento, purtroppo bisogna scegliere bene e approfonditamente di chi fidarsi, ma altre volte bisogna anche avere il coraggio di appoggiarsi a qualcuno, perché nessuno riesce a sopravvivere da solo.

E per finire il tema degli elementi della natura, che oggi finiamo per trascurare, ma non dovremmo mai dimenticare l’origine di ogni cosa.

Sono assolutamente felice di essere arrivata alla fine di queste 600 pagine, si leggono velocemente, non sono assolutamente pesanti o noiose, la lettura è molto scorrevole.

La storia è piena di avvenimenti e colpi di scena, non vi annoierete di sicuro. Tutto è descritto nei minimi dettagli a partire dai vestiti per finire alla strutture architettoniche che Celine si trova a visitare. Non ho trovato le descrizioni di vestiti, cene e decorazioni superflue, anzi, ero curiosa di scoprire quale vestito Celine avrebbe indossato questa volta!

Descrivere questo libro non è facile, perché contiene davvero diversi aspetti e tocca molti argomenti. Come ben sapete per me ogni libro deve insegnare qualcosa e credo che questa storia mi abbia portato diversi spunti di riflessione.

Per me è stato un bellissimo viaggio, considerarlo solo un urban fantasy è riduttivo, perché nascosto fra quelle righe c’è molto di più.
Spero di riuscire presto a leggere il seguito!

La Saga

  • Il mondo che non vedi 
  • Il Regno dell’Aria
  • Il Regno del Fuoco
  • Il Regno della Terra
  • Il Regno dell’Acqua
  • Il Regno del Vuoto

New York Accademy – Recensione Film

Era da un po’ di tempo che avevo voglia di vedere un bel film. Ultimamente, se non sono abbastanza coinvolgenti, mi addormento e addio!
Però c’è un genere di film che mi attira particolarmente, mi piacciono quelle commedie leggere, un po’ drammatiche, in cui dopo varie peripezie per raggiungere gli obbiettivi, finiscono con un bel “E vissero felici e contenti”. Insomma adoro le storie a lieto fine, da guardare senza troppo impegno, spaparanzati sul divano! 🙂

new_york_academy_2016Per questo ho scelto

new york accademy!

Ruby Adams è una ballerina originaria del Midwest che ha vinto una borsa di studio per una famosa scuola di danza e musica di New York. Anche la sua compagna di stanza ha ricevuto la stessa borsa di studio e insieme devono cercare di mantenerla, impegnandosi al massimo.

Sono entrambe bravissime nella danza classica, ma Ruby ha delle evidenti carenze in danza moderna.

Nei suoi primi giorni a New York incontra Johnnie Blackwell, un musicista britannico che suona il violino nei tunnel della metropolitana per racimolare qualche soldo.

Il loro incontro è del tutto inaspettato, ma Johnnie alza subito un muro intorno a sé, e per Ruby diventa sempre più difficile riuscire a comprenderlo.

Il mondo di Ruby è classico e disciplinato mentre quello di Johnnie è fatto di improvvisazione e regole di strada.

Non aspettatevi niente di troppo originale dalla trama di questo film, è praticamente uguale a tutti gli altri film che avete visto sul ballo e sulle Crew di strada.

La particolarità, questa volta, sta nel violino. E’ lui il protagonista di questa storia. Finora in questi film, l’elemento principale era il ballo, due ballerini con due stili diversi e una crew in mezzo. In questo caso, invece, l’argomento principale sono gli archi e la danza.

Johnnie e Ruby vi ipnotizzeranno con un violino strepitoso e un’interpretazione con i fiocchi.

Entrambi si allontanano dai classicismi, scoprono un modo moderno di suonare il violino e di interpretare la stessa musica ricca di passione anche con la danza.

Se avete visto “Step up” e simili non potete perdervi questo nuovo fillm tutto Americano! 🙂

 

Emancipated: l’altra faccia della libertà di M.g. Reyes – Recensione

Sei ragazzi, sei minorenni emancipati che decidono di andare a vivere da soli in una casa da sogno sulla spiaggia.

14040187_949622598481668_6862514512496844367_nCosa mi ha convinta a leggere questo libro? Direi una trama originale, non avevo mai sentito una cosa così.

Mi piace l’idea dell’emancipazione, la possibilità di poter decidere della propria vita e gestire i propri soldi.
Io, vivo in un’altra città per l’università, quindi da fuori sede, e anche se non mi mantengo da sola, vivo con dei coinquilini e mi occupo insieme a loro di casa, bollette e cucina. Diciamo che ho qualcosa in comune con i sei ragazzi che vanno ad abitare a Venice Beach, ma per loro la vita non è proprio semplice.

Ma chi sono questi sei ragazzi? Conosciamoli insieme!

I genitori di Paolo sono partiti senza di lui, l’alternativa sarebbe stato partire con loro in un altro stato, per seguire il lavoro del padre, ma questo significava stroncare per sempre sua carriera da tennista professionista. E’ il personaggio che mi è piaciuto di più, frequenta una normalissima scuola pubblica oltre ad allenarsi ed a lavorare come allenatore di tennis. L’ho trovato sensibile e volenteroso anche se delle volte non si può tenere tutto sotto controllo.

Candace ha deciso di emanciparsi per seguire il suo sogno nel mondo di Hollywood e ha portato con se Grace, la sorellastra. Candace mi è sembrata un po’ inutile; sua madre è la proprietaria della casa. E’ una neo attrice super convinta ed una stra figa da paura che non è capace di farsi gli affari suoi e si impiccia di tutti i coinquilini della casa, con domande scomode e stalkeraggi da 007. Ma personalmente non mi ha suscitato il benché minimo interesse.

Grace è la sorellastra di Candace, emancipata prima del tempo per seguire il sogno della sorella, all’apparenza è la solita ragazzina casa e chiesa, dolce, matura e sensibile. Cerca di trovare un po’ di buono in tutti i suoi coinquilini. Tranne una, ha qualche problema con Lucy.

Lucy, la rocker si è emancipata perché i suoi genitori non riuscivano più a tenerla sotto controllo. E’ la ragazza più bella della casa, nera e con un fisico mozzafiato. Paolo rimane subito folgorato, ma la bella Lucy non batte ciglio. Si occupa solo della sua chitarra e spera di entrare presto in una band.

John-Michael è misterioso ragazzo diventato indipendente dopo la morte del padre; viene inserito nella casa per un motivo preciso, è gay. A quanto pare il luogo comune classifica i gay come uomini precisi, puliti e ordinati. Ha una macchina bellissima e nasconde un bel po’ di segreti.

E infine, Maya la ragazza messicana che sembra volersi rintanare in una stanza per tutta la vita. Vuole diventare una programmatrice, anche se va ancora al liceo ed è la più piccola della casa. Sta programmando un app e smanetta continuamente al computer.

La particolarità di questo romanzo, che non mi era mai capitato di incontrare finora, è la narrazione. Si tratta di un narratore onnisciente, in terza persona, potrebbe trattarsi di una focalizzazione esterna; cioè, quando il narratore adotta un punto di vista esterno e non conosce tutto dei personaggi, ma tutte le informazioni vengono rivelate pian piano, man mano che loro stessi affrontano le situazioni o rilevano pezzi della loro vita passata.

Devo dire che questo tipo di narrazione ha dei pro e dei contro, mi è piaciuta l’idea di conoscere tutti i personaggi, nessuno viene messo in secondo piano, possiamo decidere autonomamente qual è quello che suscita in nostro interesse. Ma c’è una pecca, in questo modo non sono riuscita ad affezionarmi a qualcuno e ad affinarmi con le emozioni e i sentimenti di uno di loro, la descrizione è priva di emozioni forti. Forse per questo mi è piaciuto il personaggi di Paolo, l’ho trovato quello più trasparente da questo punto di vista. Mentre gli altri non mi hanno trasmesso molto.

Per quanto riguarda la storia, non l’ho trovata molto avvincente, probabilmente è il primo di una serie, e questo primo capitolo introduce i personaggi, ci permette di conoscerli e di capire chi abbiamo davanti. Il finale è completamente aperto, finisce proprio quando inizi ad incuriosirti e la tua mente vaga fra tutti i collegamenti possibili, iniziano ad emergere dei particolari caldi ed accattivanti!

Per questo motivo non vedo l’ora di leggere il seguito, anche se l’inizio non è stato dei migliori, dal finale credo che la storia abbia buone possibilità.

Quindi, se vi ritrovate a leggerlo e vi bloccate ad un certo punto, vi consiglio di provarlo a finirlo, il bello arriva dopo!

 

Master Magician di Charlie N. Holmberg – Recensione

Quando uno crede in sé stesso, anche l’impossibile diventa possibile.

13866895_10209198641437165_1634903082_nNon posso fare altro che iniziare con questa fantastica citazione. Siamo arrivati alla fine di questa storia con il botto direi! Abbiamo visto Ceony crescere in questi anni, era una ragazza appena diplomata ed è diventata una donna a tutti gli effetti.

Se non avete letto ancora gli altri libri vi consiglio di recuperarli in fretta perché è previsto un film e non potete farvi scappare questa trilogia. Potrete trovare ai link di seguito le recensioni precedenti:

  1. Paper Magician di Charlie N. Holmberg

  2. Glass Magician di Charlie N. Holmberg 

Per riassumere, Ceony è l’apprendista del Mago Thane, un piegatore. Come il suo maestro anche lei deve imparare ad utilizzare la carta e deve saper utilizzare saggiamente gli incantesimi che le permettono di dare vita ad un semplice foglio. Può trasformarlo in un uccellino colorato o può farlo esplodere come una bomba!

13820815_10209198641117157_2038751491_nCeony affronta i suoi due anni di apprendistato e alla fine dovrà eseguire il suo esame per essere una maga a tutti gli effetti. Nei primi due libri, la nostra protagonista ha dovuto fare i conti con qualcosa di molto più difficile da imparare, ha dovuto rinunciare all’amore verso il suo maestro, dal momento che non sono permessi legami sentimentali fra maestro e apprendista.

In questo terzo libro, Ceony dovrà affrontare il suo ultimo nemico rimasto in vita, dopo la morte di Lira e Granth, è rimasto solo l’indiano Saraj Prendi che potrebbe nuocere alla vita di Emery, Ceony e alla sua famiglia. Saraj è un escissionista (ha potere sulla carne e sul sangue) e dopo essere scappato dalla prigione deve riuscire nell’intento di prendere la preda che gli era sfuggita due anni prima, Ceony appunto.

13664505_10209198641197159_1818079357_nNel frattempo grazie a Granth, Ceony ha scoperto come slegarsi e legarsi a tutti gli elementi. Una scoperta rivoluzionaria per il mondo della magia che fino a questo momento aveva creduto di potersi legare ad un solo elemento per tutta la vita. Ha passato gli ultimi anni ad allenarsi con gli incantesimi per padroneggiare ognuno di questi elementi.

Come al solito questa ragazza ha la capacità di cacciarsi sempre nei guai peggiori, ed è sempre lei che va a cercarsela. Emery d’altro canto, non sa nulla al riguardo, ma anche lui non riesce a stare tranquillo e si ritrova sempre nelle situazioni più inspiegabili. In questo libro vengono introdotti altri due personaggi, Bennet un altro aspirante piegatore e il suo maestro Mago Bailey,  un aspro e antipatico mago, dovrà essere proprio lui a presiedere l’esame di apprendistato di Ceony.

Le sorprese non finiscono quindi, Ceony deve affrontare due avversità: il Mago Bailey che sembra voler contrastare l’esame di Ceony a tutti i costi, a causa di vecchi diverbi con Emery, e Saraj che dopo essere scappato dalla prigione cercherà a tutti costi raggiungere i nostri protagonisti a Londra.

L’autrice ha saputo creare un mondo che rischiava di essere già sentito, con le innumerevoli storie di maghi che circolano negli ultimi anni, ma è stata oltremodo originale, troverete dei maghi in una veste mai vista!

Cosa mi ha insegnato questo libro?

Ceony sa cosa vuole dalla vita, sa qual’è il suo obbiettivo. Vuole diventare una maga a tutti i costi e anche se tutto e tutti sembrano mettergli i bastoni fra le ruote, lei non perde di vista l’obbiettivo. Sa benissimo che deve passare l’esame al primo colpo e che non può permettersi di attendere altri sei mesi.

Ma non si demoralizza è sicura di farcela, è sicura di sé stessa. Così si raggiungono gli obbiettivi, credendo nelle proprie capacità.

Muirwood. I miserabili di Jeff Wheeler – Citazioni

Buongiorno, finalmente gli esami sono finiti ed è iniziata l’estate anche per me!

Fra qualche giorno partirò per le vacanze e sto ancora pensando a quale libri portarmi dietro.
Credo che scriverò una rubrica in proposito; stavo pensando a “Libri in valigia”!

Tornando a questo post, ho finito di leggere Muirwood, I miserabili, edito da Fanucci Editore.

Un libro che mi è piaciuto davvero tanto e ve lo consiglio vivamente se siete amanti del genere.

Volevo condividere con voi quattro citazioni che mi sono piaciute davvero tanto, ho creato anche delle card che vi allego sotto, così potete condividerle!

albero-parole“Studiate il vero significato delle parole e imparate a inciderle, usarle, comprenderle. Tenete tutta questa conoscenza per voi, eppure reagite con orgoglio e superbia se una come me sbaglia ad interpretare. Pensi che possa comprendere le cose difficili solo perché sono una miserabile?” – Lia


“Mi sveglio alla stessa ora in cui ti svegli tu. I lavori quotidiani sono ugualmente rilevanti, per il controllo del Medium, e io amo l’aria fresca prima dell’alba. Il lavoro ha un suo modo di schiarire la mente. Non si diventa forti, se non si lavora sulle proprie debolezze.”


immagine-bianco-e-nero-ad-alto-contrasto-di-vecchio-libro-su-superficie-riflettente-nera-52150930Quando ti ho visto leggere il tomo… ero così invidiosa. Invidio chi conosce quell’arte. L’Aldermaston si rifiuta si farmi imparare. Ha detto… ha detto, più di una volta, che finché sarà l’Aldermaston di Muirwood, non me lo permetterà. Ti prego, signore, lo desidero più di ogni altra cosa al mondo.


mountain-298999_960_720“C’è saggezza nello scalare le montagne, perché ci insegnano quanto piccoli siamo veramente. Questo è solo un sassolino in un regno. Ci sono montagne più alte, che dovrai scalare, figliola. Viste più grandiose, che devi ancora vedere”Maderos

Su questo libro

 


 

 

Muirwood. I miserabili di Jeff Wheeler – Recensione

Ci troviamo nell’Abbazia di Muirwood, circondata dalle mura e da tantissime protezioni. Una storia ambientata ai tempi del medioevo, ma in un mondo di pura fantasia. 13565441_10208965050677542_1536031121_n

Qui, vive l’Aldermaston, gli allievi che aspirano a diventare dei Maston e la servitù composta dai Miserabili che hanno trovato rifugio all’interno delle mura.

La protagonista è un’orfana abbandonata sui gradini dell’abbazia di Muirwood. Il suo nome da miserabile è Lia Cuoca, lei è cresciuta nelle cucine agli ordini di Pasqua, un donnone che sa cucinare qualsiasi cosa, ma che è sempre scorbutica e poche volte dimostra il proprio affetto.

Anche Sowe, lavora insieme a lei nella cucina di Pasqua. E’ più piccola, molto timida e perennemente impaurita da chiunque. Dormono insieme nella soffitta, stanno al caldo e mangiano a sazietà, ma vivono da miserabili.

Lia ha un segreto, però, che non può rivelare a nessuno. Il suo più grande desiderio è quello di imparare a leggere come gli allievi dell’abbazia. Ma ai miserabili non è permesso imparare e anche se il suo desiderio è così forte, dovrà metterlo in un cassetto per un po’ di tempo.

Gli allievi oltre che a leggere, studiano il Medium: una forza che è al di sopra di tutto, che non si può sottomettere o comandare. Bisogna imparare ad ascoltarlo e ad utilizzarlo nel miglior modo possibile, più si è abili, maggiore sarà il potere che il medium conferirà ad ogni Maston. 

filename-img-0716-jpgE se Lia fosse capace di utilizzare in una minima parte il Medium?

Una storia piena di segreti e spiritualità vi aspetta a Muirwood. Un’eroina particolare che saprà coinvolgervi al punto giusto. 

L’autore è riuscito a mescolare diversi elementi: Dall’ambientazione medievale, con tanto di cavalieri e scudieri al seguito.  Alle storie sulla servitù dell’abbazia, ognuno ha un compito e un ruolo ben preciso all’interno delle mura di Muirwood. Non mancheranno le guerre e le sanguinose battaglie contro i cattivi.

san-francisco_13136_2E per finire ha inserito un elemento fondamentale, che mi ha fatto riflettere molto:

Come al solito, mi piace leggere attraverso le righe e ho voluto interpretare a modo mio alcuni aspetti di questa storia. Ho visto il Medium come una forza che si nasconde dentro ognuno di noi, qualcuno la chiama fede, qualcun’altro la chiama forza di volontà.

A prescindere da come vogliate definirla, sappiate che abbiamo il potere di fare qualunque cosa desideriamo. Ma dobbiamo crederci con tutti noi stessi e non dobbiamo dubitare. Il dubbio semina lo sconforto e l’abbandono, dobbiamo credere con forza nelle nostre convinzioni e prima o poi tutto si realizzerà in qualche modo.

Consiglierei questa serie a tutti gli adolescenti, ma anche ai più piccoli, una storia da leggere prima di andare a dormire.

Emozionante ed imprevedibile, avventura e spiritualità si fondono insieme per ricordare al lettore che bisogna sempre credere nelle proprie capacità. Una storia che lascia il segno.

Se volete scoprire meglio la trama e avere altre informazioni sul libro seguite questo link –> Anteprima

Games the throne 6×09 – Commento e backstage

Salve lettori, oggi voglio condividere qualcosa con voi!
Ho beccato su facebook questo video sul backstage dell’episodio 6×09 – “The Battle of the Bastards” (Vi lascio qui il link del video con i sottotitoli) è fantastico vedere siano riusciti a girare delle scene di questo calibro con i cavalli e tutto e sopratutto scopriamo che la maggior parte delle scene sono state girate direttamente dagli attori principali, e con tutti quei cavalli in giro sembrano quasi pericolose.Immagine
Bene, arrivo al dunque… Il video in questione mi ha suscitato un commento sull’episodio, e dal momento che non ho nessuno con cui parlarne, volevo rendervi partecipi del mio commento a tutto questo!
Secondo me, la morale della favola di questo episodio è solo una:
Gli uomini ragionano con la spada e le donne risolvono la situazione!

Jon si è lasciato travolgere dalla furia della battaglia, non ha pensato a dovere, come tutti ci saremmo aspettati da lui. Si è comportato come qualsiasi uomo/guerriero che abbiamo visto più volte in questo telefilm!

Jon mi hai un po’ deluso!

Ringraziamo, invece, Sansa per l’astuzia e l’intelligenza! Aveva cercato di aprire gli occhi a Jon sul malefico/sadico Ramsay, ma il Lord Commander non ne ha voluto sapere niente.

Sansa, dovevi deliziarci con un bel: “Io te l’avevo detto!” e grazie tante!

Quindi, tirando le somme sull’episodio:

Scena peggiore: Jon sta morendo come un idiota (concedetemi il francesismo) mentre compagni e non, presi dal panico iniziano a spingersi gli uni con gli altri; Jon rimane sotto, schiacciato dai cadaveri. Bellissima scena, non fraintendetemi, ma stavo morendo soffocata anche io e non vedevo l’ora che finisse.
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Scena migliore: Credo che qui siamo tutti d’accordo che il sorrisetto di Sansa alla fine dell’episodio, dopo la sua sanguinosa vendetta, potrebbe vincere l’oscar!
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E con questo concludo questo mini-commento! Aspetterò con ansia questo Lunedì… Le aspettative per questo finale di stagione sono molto alte.
Pensate a quanto tempo dovremmo aspettare ancora per la prossima stagione e fatemi sapere cosa ne pensate di questa 6×09! Passo e chiudo! 🙂

Il terzo gemello di Ken Follett – Recensione

Oggi finalmente con un po’ di calma riesco a parlarvi di qualche libro arretrato. Fra le mie ultime letture si è inserito un libricino edito Mondadori, abbastanza vecchio, ma uno di quei titoli che non muoiono mai. Si tratta de “Il terzo gemello” di Ken Follett.

13177211_895303623913566_524369868224247460_nIn questo ultimo periodo ho scoperto che non amo particolarmente i thriller psicologici o quelli con complotti di tipo politico. Al contrario mi sono appassionata ai thriller di tipo scientifico. Il terzo gemello è proprio uno di questi.

Follett in questo romanzo ci racconta la storia di Jeannie una ragazza comune, con una famiglia un po’ disagiata alle spalle, un padre in carcere e una madre che perde continuamente la memoria. Ma a parte questo, Jeannie è sempre stata una studentessa brillante e dopo l’università è stata inserita in un progetto in laboratorio.

Come sapete amo la genetica e tutto quello che c’è in provetta, per cui è stato bello scoprire pian piano quello che Jeannie stava studiando. E fra le pagine traspare l’entusiasmo con cui la ragazza lavora e sopratutto l’emozione di scoprire se la sua teoria è quella giusta.

13260193_896504117126850_2826920464733225843_nPer farla breve, Jeannie studia se il comportamento aggressivo dell’uomo ha una base genetica oppure se è frutto dell’ambiente familiare e sociale in cui vive. Per farlo però Jeannie deve trovare le uniche tipologie di soggetti al mondo che presentano lo stesso DNA, ma che hanno vissuto in posti e modi diversi, quindi, con una diversa educazione sociale. Gli unici soggetti che potrebbero avere queste caratteristiche sono i gemelli omozigoti che per qualche motivo sono stati divisi alla nascita.

Non è semplice contattare due persone che non si sono mai viste e dirgli all’improvviso: “Ciao, sai hai un gemello di cui non sapevi l’esistenza! Adesso te lo presento”. Non è solo un problema scientifico, ma diventa un problema etico. Però Jeannie non demorde, cerca di trovare un modo meno invadente per rivelare una cosa del genere. Ma in ogni caso c’è qualcuno che le mette il bastone fra le ruote!

Se indagando Jeannie scoprisse che ci sono stati nella storia degli esperimenti illegali sui gemelli? Se scoprire questi scheletri nell’armadio la portasse ad essere in pericolo di vita?

Non voglio rivelarvi di più, vi dico solo che è un thriller molto coinvolgente. Mi dispiace solo di aver capito parte dell’indagine all’inizio, ma la colpa è stata del titolo. Perché ad un certo punto è facile fare due più due. Per il resto è stata una lettura piacevole che mi ha tenuta compagnia per due viaggi in treno!

Questo è stato il primo libro che io abbia mai letto di questo autore, però ne ho un altro già in libreria, presto leggerò anche quello. Cosa ne pensate? Potrebbe piacervi?